Mattarella difende la Meloni: “Richiamo del burocrate fu anomalia”

Alla fine il caso Meloni smuove anche il Quirinale. Il presidente Sergio Mattarella ieri ha ricevuto la leader di Fratelli d’Italia per discutere della lettera speditale dall’Unar, ufficio che fa capo al governo, per censurare le suedichiarazioni sull’immigrazione, in spregio al diritto di pensiero e all’insindacabilità dei dei parlamentari. Di fronte alla denuncia di «imbavagliamento» lanciata dalle colonne del Giornale, a Giorgia Meloni è arrivata solidarietà anche da chi non ne condivide le battaglie. Palazzo Chigi per ora si è limitato ad avviare un’inchiesta interna sulla vicenda, ma la mossa di Mattarella dimostra che anche nelle istituzioni ci sono forti dubbi sul caso: «Il presidente – ha detto la Meloni al termine dell’incontro – mi ha ribadito che anche dal suo punto di vista, in qualità di garante della Costituzione, considera una anomalia che un ufficio del governo mandi a un parlamentare eletto una missiva per richiamarlo sulle posizioni espresse. Ora aspetto di sapere che cosa ne pensa il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che anche su questa vicenda non ha avuto il tempo di esprimere un parere».

Meloni ricevuta da Mattarella dopo la lettera di richiamo dell’UNAR

Ai tempi del Minculpop (il ministero della Cultura popolare al quale Benito Mussolini aveva affidato il compito di controllare e organizzare la propaganda del Fascismo) sarebbe stata una fùnzionaria perfetta. «La xenofobia e l’intolleranza devono essere stigmatizzate anche nel Parlamento», dice la presidente della Camera, Laura Boldrini, intervistata dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Un monito, quello della terza carica dello Stato, talmente chiaro da far capire che quanto è toccato alla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che si è vista recapitare una lettera di richiamo per i toni usati in materia d’immigrazione, potrebbe non essere stato un caso, ma l’inizio della fine della libertà d’opinione. Opinione che, al netto della vera xenofobia e intolleranza che va sempre e comunque censurata, appartiene al dibattito politico e della quale i parlamentari hanno piena titolarità. Un’idea, quest’ultima condivisa e sottoscritta anche dal capo dello Stato che ieri ha ricevuto la Meloni, si legge su “Libero”.

Sulla vicenda Meloni tacciono Renzi e Boldrini

«Ora aspetto di sapere che cosa ne pensa Renzi, che anche su questa vicenda non ha avuto il tempo di esprimere un parere». Cosa che ha fatto anche la presidente della Camera, Laura Boldrini. La quale sembra pensarla diversamente dal Colle, pur dovendo essere solo arbitro e non giocatore. «Alla Camera abbiamo varie forze politiche che considerano centrali i valori dell’accoglienza e della solidarietà», dice la presiden te di Montecitorio, «ma c’è anche chi esprime apertamente la propria xenofobia, e quando qualcuno utilizza un linguaggio d’odio noi non rispondiamo sempre con la necessaria fermezza». Parole, quella della terza carica dello Stato, che innescano una dura reazione da parte della Lega. «Da presidente della Camera si permette di tacciare come xenofobo e razzista chi non la pensa come lei. Inaccettabile la censura dei deputati non allineati al pensiero unico: questa è dittatura», dice il capogruppo leghista alla Camera, Massimiliano Fedriga, che annuncia «iniziative forti».