Un martire? No, secondo i curdi il siriano sgambettato è un terrorista Isis

E si torna a parlare di lui, del profugo siriano sgambettato dall’operatrice tv ungherese, gesto che a lei è costato la giusta ignominia internazionale e un doloroso licenziamento, e a lui è valsa invece la gloria di vittima perfetta da sacrificare sull’altare della propaganda. Un passaporto che ha velocizzato procedure e tempi della sua drammatica fuga, con cui il rifugiato – al secolo Osama Abdul Oshem – è stato accolto in Spagna con tutti gli onori: lì, infatti, ha ottenuto un incarico da allenataore nel reparto giovanile del Getafe di Madrid; lì suo figlio scende in campo per mano del campione per antonomasia, Cristiano Ronaldo.

I sospetti sul siriano sgambettato

Tutto, insomma, sembrava concluso lì, con l’happy end che aveva pacificato migranti e popoli costretti all’accoglienza. Peccato però che, dopo la beatificazione, siano immediatamente arrivati i giorni della demonizzazione: l’ombra del sospetto, infatti, si è addensata sull’ormai celebre siriano sgambettato che, secondo i curdi e voci tutte da accrediatare, e sulla cui genuinità c’è molto da verificare, descriverebbero come tutt’altro che un martire messo al tappeto da una giornalista qualunque, ma addirittura come un «attivista di Al Nusra», la spietatata organizzazione jihadista speculare ad Al Qaeda, il cui nome spicca nella black list del terrorismo stilata dalle Nazioni Unite. Il teorema, secondo quanto riportato da un articolo de il Giornale, avrebbe il suo baricentro logistico nell’attività da allenatore di Osama Abdul Oshem. «Ha combattuto, assicurano i curdi siriani al Fronte di Al Nusra, – e come riporta il quotidiano – prima di uscire dal Paese». Dichiarazioni inquietanti, quelle che puntano l’indice contro il profugo siriano, pubblicate dal quotidiano siriano Al Maukef Al Riadi, e riperese in Ungheria da molti media, e su cui si alimenta di ora in ora il dubbio della montatura costruita ad arte per screditare l’immagine dell’uomo, rilanciata fin qui ovunque.

Verità o complotto?

Il trampolino di lancio delle ipotetiche attività da combattente di Osama Abdul Oshem, infatti, sarebbe stato proprio il suo impegno calcistico nella squadra dell’Al Fotuwa, un noto team del pallone siriano. «L’Al Fotuwa – scrive infatti il Giornale – ha sede nella città di Deir ez Zor, oggi in provincia del famigerato Califfato di Al Baghdadi, ma agli albori della guerra civile siriana una delle prime città a schierarsi apertamente contro il regime di Al Assad»… E ancora. «Tra i miliziani dell’esercito irregolare c’erano anche diversi calciatori dell’Al Fotuwa, la squadra allenata da Osama fino al 2013». Dunque, per la proprietà transitiva dell’eguaglianza… Ossia: la squadra allenata dal profugo siriano sgambettato sarebbe stata la fucina a cui avrebbero attinto le varie sigle terroristiche – Al Nuysra in testa a tutte – per la guerra in Siria, e il suo mister non poteva – sostengono i suoi accusatori – non essere al corrente della «campagna acquisti». Cosa e quanto ci sia di vero, e come Osama replicherà alle accuse, si vedrà prossimamente. Nel frattempo il dubbio cresce e si alimenta: resterà da vedere quale avrà la sua ragion d’essere sul serio, se quello sul complotto mirato a scrediatare immagine e attendibilità del migrante oggi in Spagna, o se quello che lo descrive come terrorista islamico affiliato a uno dei tanti plotoni di terroristi al comando dell’Isis.