Marino va dal Papa…in America. E speriamo che stavolta ci resti

Tutto si può dire di Ignazio Marino tranne che non sia un sindaco fuori del …Comune. In Campidoglio non c’è praticamente mai. È tornato dall’America solo un paio di settimane fa e già sta con la valigia in mano per ritornare negli Usa dove parteciperà – su invito della città di Filadelfia – alla visita che Papa Francesco effettuerà il prossimo 24 settembre. Marino arriverà il giorno prima, giusto in tempo per la rituale photopportunity a fianco del Pontefice.

Marino è un raro impasto di irresponsabilità e incompetenza

E sì che di benedizioni speciali il “sindaco marziano” ha disperato bisogno dopo l’inchiesta “mafia capitale”, lo scioglimento per infiltrazioni criminali del municipio di Ostia (a guida Pd), le polemiche seguite al funerale-show del boss dei Casamonica e, infine, il plateale “affiancamento” (in realtà un commissariamento) con il prefetto Franco Gabrielli. Colpi micidiali che avrebbero atterrito chiunque. Non Marino, però. E non perché abbia stoffa di combattente ma solo perché dotato di una faccia di …bronzo capace di far scivolare via ogni critica e qualsiasi insulto. Non a caso fa l’indiano, scarica tutto sul predecessore Alemanno e fa finta di occuparsi del Giubileo alle porte. L’effetto di tanta disinvolta irresponsabilità, cui si unisce una rara incompetenza amministrativa, è una città in ginocchio, servizi pubblici indegni di una capitale e romani esasperati. Se il Pd fosse realmente il partito che si vanta di essere, tutto “interesse dei cittadini e senso delle istituzioni”, non esiterebbe un attimo a liberare Roma dal flagello amministrativo che le ha propinato. Ma il Pd è soprattutto bottega elettorale e parlare oggi di ritorno alle urne al pensoso Orfini ha lo stesso effetto di far odorare l’aglio ad un vampiro.

Il sindaco di Roma e il Vescovo di Roma s’incontrano a Filadelfia

Marino lo sa e continua nelle sue imbarazzanti performance. L’ultima è sempre legata a questa sua (ennesima) trasferta americana: al Campidoglio hanno tenuto a far sapere che le spese del viaggio e del soggiorno saranno a carico del Comune di Philadelphia che lo ha invitato. Ecchissenefrega, ci mancherebbe pure che andasse a spese dei romani. Ma non è questo il punto dirimente anche perché il conteggio di scontrini e ricevute è incombenza di cui si occupano con piacere i militanti grillini. No, quel che in questa vicenda oggi non si può sopportare né un domani raccontare ai posteri è che il sindaco di Roma per incontrare il “suo” Vescovo debba volare in America. Incredibile. A questo punto è meglio che ci resti.