Alfio Marchini scende in campo: “Volete l’anti-Renzi? Eccomi qua”

Alfio Marchini parte da lontano: «Un anno fa a Parigi provocai alcuni amici americani sulle presidenziali del 2016 ricordando loro la decadenza dell’Impero romano. All’inizio l’imperatore selezionava il successore cooptandolo per merito, poi subentrò il criterio di appartenenza e cominciò il declino. In America l’outsider Clinton sconfisse l’uscente Bush ed è stato l’ultimo dei grandi presidenti. Oggi la scelta è tra due dinastie, degnissime, i Bush e i Clinton. L’ascesa di Trump nei sondaggi è la risposta provocatoria di una democrazia che rivendica l’animal spirit fondativo. Sembrano dire: fate ripartire l’ascensore sociale! Lo stesso è avvenuto in Inghilterra con James Corbyn: un urlo contro le diseguaglianze. Sono manifestazioni molto sane di democrazia».

Trump e Corbyn: per Marchini c’è voglia di outsider

E in Italia Marchini da che parte sta? «La mia identità politica è nel solco della ideologia possibile che da sempre ispira la mia famiglia: libertà di parola e di religione, dai bisogni e dalla paura. Le quattro stelle polari che gli americani impressero sulle banconote italiane nel ’43 e che ispirarono la nostra Costituzione. Guardi Roma: nel 2013 gli elettori avevano celebrato il funerale del vecchio bipolarismo votando per quattro poli. Dopo due anni il centro-sinistra è evaporato, al suo posto c’è un monocolore del sindaco Ignazio Marino che non perde occasione di manifestare il suo disgusto per il Pd, ampiamente ricambiato. Il vecchio centro-destra non c’è più. Noi e i Cinque stelle abbiamo raddoppiato i consensi. Eppure si continua a negare questa realtà. E tempo di ridefinire schemi e appartenenze, senza negare la memoria e le nostre storie ».

Marchini sottolinea come a Roma il bipolarismo vecchia maniera si afinito da un pezzo

«Renzi è un frullato ideologico. Afferma tutto e il suo contrario.  In politica estera regna il “sì, ma”. La posizione di Renzi su Israele è stata poco coraggiosa sull’accordo di Vienna con l’Iran. Si professa grande amico di Israele, ma non c’è traccia di una posizione italiana prima della firma per pretendere che l’Iran rinunciasse a voler distruggere Israele. Ritorna il relativismo che porta alla fuga davanti a scelte identitarie. Lo stesso sull’immigrazione. Così lascia una prateria di consenso non presidiata. In tempi di crisi voglio sapere a chi mi affido senza se e senza ma». «È il tempo del coraggio per candidarci all’unica e ultima leadership possibile per il nostro Paese: rappresentare l’avanguardia nell’innovazione e sperimentazione sociale mondiale. Siamo gli unici a poterlo fare: cultura, antica tradizione democratica e destrutturazione dei tradizionali alvei politici. Qui da noi tutto nasce e muore con leggerezza, basta vedere le meteore politiche degli ultimi anni. È un limite ma anche una straordinaria opportunità per la sperimentazione democratica. È evidente come questa sia oggi la grande domanda non soddisfatta che i popoli stanno ponendo alla politica. Ma io penso a Roma. Serve un nuovo modello di governo della nostra comunità».