La Rai celebra “Re Vittorio”: bufera sullo show dei Casamonica da Vespa

Mancava solo il plastico del funerale sulle note del padrino. Uno tsunami di polemiche si è rovesciato sull’ospitata dei Casamonica a Porta a porta. Uno show nello show ai limiti della decenza, che ha regalato di nuovo il palcoscenico alla potente famiglia romana dopo i funerali hollywoodiani di “re Vittorio”. Quei funerali che hanno scatenato nella capitale, già offuscata dallo scandalo di Mafia Capitale, un vespaio di polemiche e scaricabarile sotto i riflettori di mezzo mondo. Dal salotto buono di Bruno Vespa, Vera  Casamonica, la figlia del capoclan, ha difeso l’onorabilità del padre sorridendo beffarda. «Mio padre, uomo buono e amato da tutti, assomigliava al papa buono».

Vera Casamonica: rifarei tutto

«Buono come il papa», ha detto la donna, che, trincerandosi dietro la sua ignoranza (sono analfabeta), ha beffato l’esperto conduttore e i due giornalisti ospiti in studio. La carrozza con i cavalli, l’elicottero e i petali di rosa dal cielo, la musica del Padrino, le scritte “hai conquistato Roma” che hanno accompagnato l’ultimo saluto a Vittorio Casamonica? «Siamo abituati a fare i funerali così, anche i matrimoni, vero?» dice Vera Casamonica rivolgendosi al nipote Vittorino che annuisce. «Lo rifarei il funerale tale e quale, anche con l’aereo, da lassù mio padre è contento perche abbiamo fatto un funerale come piaceva a lui». Nel suo italiano incerto esibito come una medaglia, difende e attacca. Nega che il manifesto affisso sulla chiesa di don Bosco con la frase “hai conquistato Roma” e la foto in versione Papa fosse un messaggio per ribadire alla città la potenza del clan. «Lui non era vestito da Papa, lui vestiva così, gli piaceva così. Il re di Roma? Solo per dire che Vittorio per noi è un re. Forse abbiamo scritto male…». Per i Casamonica è un’altra ghiotta occasione di auto-promozione, un megaspot pubblicitario gratuito, anzi a spese dei cittadini.

 Il Padrino è un film

Nessun ripensamento nemmeno per la musica suonata dall’orchestrina fuori dalla chiesa, perché «il Padrino è un film che a Vittorio Casamonica piaceva molto». Eppure la famiglia compare a pieno titolo nel rapporto del Viminale sull’intreccio di clan mafiosi che operano a Roma e nel Lazio. «Di quello che fanno gli altri Casamonica  non mi interessa niente, lui non c’entra niente con la droga, né con mafia capitale», dice la figlia (nemmeno una multa a suo carico). E Il lusso e lo sfarzo delle abitazioni? «Veniva da una famiglia benestante». Certo non era una mammoletta, fa capire l’imperturbabile legale della famiglia, ma niente di più di qualche marachella. «C’è solo un caso di estorsione».

La rabbia dei social

«Vergognatevi di dare spazio televisivo a questa gente». «Giornalismo becero». «È aberrante, vergognoso e paghiamo anche il canone per dare voce a questi personaggi». Su Facebook e Twitter sono stati centinaia, forse migliaia, i messaggi infuriati per la per l’invito a Porta a porta dei familiari del boss più discusso del momento. Alcuni post chiedono l’intervento del Cda di viale Mazzini. «In una nazione civile quella farsa di funerale dei Casamonica, nota famiglia mafiosa di Roma Capitale, sarebbe stato censurato su ogni fronte». Nel mirino soprattutto Bruno Vespa. «Caro dott. Vespa, anche Lei, nella sua professione, non è uno stinco di santo, ma con questa trasmissione è caduto in basso più che mai», è uno dei post più commentati.  Non mancano messaggi ironici. Su Twitter qualcuno ha scritto: «So passati più delinquenti a #portaaporta da vespa che nelle carceri Italiane!». E ancora «Da una parte l’Italia migliore con italbasket, dall’altra quella peggiore con i Casamonica a Porta a porta». Anche la politica scende in campo. «È stato uno spettacolo vergognoso ed offensivo quello al quale i cittadini e le cittadine romane in primis, ma anche tutti gli italiani, hanno dovuto assistere durante la trasmissione di Bruno Vespa», attacca il capogruppo Pd in Campidoglio che l’intervento della commissione di vigilanza Rai «perché sia fatta piena luce immediatamente su questa incredibile vicenda».