Lo ammette anche Prodi: sui migranti abbiamo fatto la figura dei polli

La figura dei pirla, è questo che in pratica ha detto Romano Prodi. E’ l’ammissione che non ti aspetti. Il Professore si limita a qualche stilettata, ma il resto è intuibile, lo sanno anche le pietre dei mesi e mesi perduti. Anzi anni. Anni in cui gli italiani hanno dovuto digerire la corsa al buonista perfetto e in tanti a mettersi in fila per dirne una più grossa dell’altra. Dalla Kyenge (“siamo tutti clandestini”) alla Boldrini, dai montiani a Letta. dalla Boschi a Renzi, dai sindaci agli assessori, da Marino a Pisapia. E nel frattempo gli sbarchi continuavano imperterriti, sempre più numerosi,  fino a superare ogni record.  Ora ci sono i primi pentimenti,  errori ne sono stati fatti e ne stiamo pagando le conseguenze. Arriveno dunque le lacrime di Prodi.

 Prodi lo ammette: l’Italia non ne è uscita bene

Sul caso migranti “oggettivamente siamo stati lasciati soli. Finché il problema era italiano non se n’è curato nessuno. Abbiamo fatto la figura del paese che non conta nulla”, ha affermato Prodi in un’intervista a Piazzapulita su La7. Il Professore ha sottolineato come in Italia il fronte del no all’immigrazione cresca a causa della “paura degli estranei” e dell’isolamento subìto in Europa. Quindi conferma i propri timori sulla salute dell’Europa, che aveva già dichiarato “terribile”: “Come faccio a dire diversamente?”, afferma Prodi. “C’è stato un momento in cui la Merkel ha mandato un messaggio nuovo, poi si è un po’ ritirata perché i profughi erano troppi. Ora c’è questo scoppio di follie delle barriere fra paesi europei. Noi concepiamo un’unione fra i paesi e poi costruiamo i muri fra i paesi stessi. E’ una crisi profonda, non una crisi su un problemino, è una crisi sul fatto di lasciar libera la circolazione delle persone, sui fatti fondamentali dell’Unione Europea”.