L’Italia dice no ai bombardamenti di Parigi e Londra. Dopo il disastro libico…

Gran Bretagna e Francia cercano di riprendere l’iniziativa politica m Europa ventilando la possibilità di estendere i bombardamenti contro l’Is anche al territorio siriano. Una opzione da cui ha subito preso le distanze il governo italiano. «L’Italia non partecipa a iniziative come quelle che Francia e Inghilterra hanno annunciato di studiare. A mio giudizio occorre che la comunità internazionale abbia un progetto di lungo termine, le iniziative spot servono e non servono», ha dichiarato ieri Matteo Renzi. La preoccupazione italiana – si legge su “la Repubblica” – è che una campagna di raid senza una prospettiva più ampia possa rivelarsi un boomerang — spiegano da Palazzo Chigi — una replica degli errori della campagna militare sulla Libia di cui ancora si paga il prezzo.

L’emergenza profughi ha reso evidente la necessità di porre fine al massacro in Siria

Ma il problema per gli europei, e anche per gli americani, è come trovare una soluzione accettabile e sostenibile che non contempli un rafforzamento del regime di Assad. Il dittatore siriano è sempre più indebolito sul piano militare di fronte all’avanzare delle milizie islamiche, ma gode dell’appoggio sia della Russia sia dell’Iran e il suo regime in qualche modo continua a raccogliere il sostegno di quel poco di classe dirigente che è rimasta nel Paese. Sabato notte nel porto cipriota di Lamaca è sbarcata una nave di profughi siriani e i soccorritori hanno potuto constatare che provenivano tutti dalla regione costiera, che è uno dei feudi rimasti fedeli ad Assad. «Se anche loro partono — osserva un diplomatico europeo — non resta più nessuno in grado di opporsi all’Is e di ricostruire una parvenza di Stato una volta finita la guerra. E se il regime dovesse crollare avremmo milioni di profughi in più in marcia verso le nostre frontiere».

Fuggono dalla Siria anche i seguaci di Assad

Lo stesso allarme arriva da de Mistura: «La classe media sta abbandonando il Paese perché dopo cinque anni ha perso ogni speranza». Il problema è che Assad, da tempo scomunicato dall’Occidente come responsabile della sanguinosa repressione che ha scatenato la guerra civile, agli occhi degli americani e degli europei non può essere sostenuto militarmente, ne può far parte permanente della soluzione della crisi siriana. Ma le forze democratiche dell’opposizione al regime appaiono divise, militarmente deboli, e politicamente non in grado di garantire l’unità del Paese. Per cui, mentre Teheran e Mosca continuano a difendere la legittimità del regime, europei e americani cercano una soluzione che possa consentire di sconfiggere l’Is, fer mare il flusso di profughi, ma mettere fuori gioco il dittatore.