Lezioni gender, il ministero ha preparato un’altra trappola ai genitori

16 Set 2015 15:46 - di Guglielmo Federici

Ancora bufera sulle lezioni gender a scuola dopo le tante iniziative che si sono moltiplicate contro il subdolo “lavaggio di cervello” a cui fin dall’asilo i bambini dovrebbero essere sottoposti in omaggio al politicamente corretto voluto dalla riforma. Il ministro Giannini gioca la carta di una circolare inviata in tutte le scuole, che poi a distanza di poche ore il sottosegretario Faraone in qualche modo smentisce. Ecco come ancora una volta il governo si è “incartato” non riuscendo a nascondere l’evidenza.

Sul gender, il Miur si contraddice

Il “pasticcio” sull’ ideologia gender contenuta nella riforma inizia con un gioco di parole contenute in una circolare in cui la  Giannini ribadisce che la “Buona scuola” non introduce la teoria del gender e diffida, in sostanza, chi sostiene il contrario, pena il ricorso a «strumenti legali» contro questa che definisce in maniera roboante una «truffa culturale». In realtà la truffa culturale va restituita al mittente, al ministro dell’Istruzione e a questa famigerata riforma che oltre alla ideologia gender sta creando mille problemi organizzativi alle scuole. Il nocciolo del problema è infatti il comma 16 della legge. Questo comma, spiega la Giannini nascondendosi dietro le parole, «introduce la cultura della non discriminazione etnica, razziale, religiosa; della tolleranza, della sensibilità e dell’accoglienza, che la scuola nella storia ha sempre introdotto in varie forme». Una circolare che si tiene sul vago in tema di insegnamenti sessuali. Si tratta di un’“excusatio non petita”, ossia di una spiegazione non richiesta che rivela, proprio per questo, il vulnus che si vorrebbe nascondere.

A breve un tavolo tecnico sul gender

E infatti arriva il sottosegretario Faraone a smontare la difesa d’ufficio del comma 16 fatta dalla Giannini: «Gender? Strane pratiche? Paure? Sono parole che hanno a che fare con tempi bui e concezioni medievali. Le nostre parole sono tolleranza, rispetto, diritti, inclusione delle diversità, conoscenza, consapevolezza, autodeterminazione. Sono le parole di donne e uomini che dovranno affrontare sfide epocali in un millennio in cambiamento riflettendo su di sé e sugli altri». Più chiaro di così, non si può. Che altro serve per capire le intenzioni di questa legge in tema di sessualità? Il sottosegretario all’Istruzione aggiunge sul suo profilo Fb particolari interessanti in tal senso: nella nota diffusa dal Miur – continua Faraone – «diamo informazioni approfondite riguardo l’ampio quadro normativo che ha condotto a tale scelta. È un percorso legislativo che va nella direzione di una maggiore consapevolezza e conoscenza dei diritti e dei doveri della persona, per crescere individui e cittadini sani, consapevoli e rispettosi». È la prova provata che insegnamenti tesi a promuovere le diversità ci saranno eccome, visto che il sottosegretario ci informa anche che, a breve, si costituirà il tavolo tecnico sulle tematiche relative al comma 16 della 107, coinvolgendo esperti, pedagoghi, rappresentanti di associazioni, per elaborare le linee guida da fornire alle scuola. È l’ennesima trappola per le famiglie: gli orientamenti e le linee guida su come intendere la famiglia e le relazioni le dovono dare i genitori, non le deve conculcare la scuola chiamandole «non discriminazione».

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