Le lezioni gender arrivano nelle scuole di Roma. Col patrocinio del Comune

La scuola pro gender. Le lezioni gender. Il tutto, nella cattolicissima Roma. Checchè ne dica il ministro Giannini. Il Giornale.it dà infatti la notizia che non t’aspetti:  sabato e domenica alla scuola Cattaneo, in pieno Testaccio, è andata in scena la due giorni di «Educare alla differenze».

La scuola pro gender

Un appuntamento irrinunciabile, attacca il quotidiano di Sallusti, per chi vuole introdurre nelle scuole italiane «un altro genere di informazione»: decisamente gay-friendly e, come va di moda ripetere, «libero da pregiudizi». È la fucina degli insegnanti «pro-gender» (o pro-studi di genere che dir si voglia). Ad organizzare tutto sono tre associazioni vicinissime alla galassia gender Lgbt, con tanto di patrocinio del Comune di Roma amministrato da Ignazio Marino. Una sorta di vero e proprio corso di aggiornamento per docenti e genitori su come combattere il bullismo, ma anche su come insegnare ai bimbi a liberarsi dagli «stereotipi di genere»: per la fascia d’età 0-6 anni, le insegnanti ricompongono in modo non convenzionale le fiabe ritagliate su fogli di carta: la principessa libera il principe, mentre la nonna va al ballo con il rospo. Biancaneve ingenua e bellissima – ça va sans dire – è un modello nefasto e superato. Altrove si utilizzano giochi da tavolo per riscrivere il vocabolario. Sulle carte del Memory, un maschio e una femmina costruiscono una casa: per distinguere le carte i bimbi sono costretti a dire «il muratore» e «la muratrice».

Modi e protagonisti pro gender

Tanti modi e tanti protagonisti pro gender, nota Il Giornale: c’è la teoria del genderbread, per cui l’identità sessuale non è mai definita ma sempre in divenire, mentre a proporre un «laboratorio sull’identità sessuale degli adolescenti» è il centro lgbt bolognese «Cassero», noto per aver organizzato una festa in cui uomini travestiti da Gesù mimavano atti sessuali con una grossa croce. Nell’aula a fianco, il tavolo «fuori programma» ospita «De-generiamo», un laboratorio di «quasi-danza» che vuole riflettere su «identità e stereotipi» esplorando «autoerotismo, post-pornografia, dominazione e sottomissione, bondage e burlesque». Il tutto nella cornice, spiega il Giornale,  di un evento organizzato da associazioni che si propongono come interlocutrici del Miur al tavolo che dovrà discutere le linee guida per attuare la riforma della Buona scuola laddove (comma 16 legge 107/2015) parla di «educare alla parità tra i sessi, prevenire violenza di genere e discriminazione, informare e sensibilizzare studenti, docenti e genitori». Il ministro – pardon, ministra – Giannini, conclude il Giornale, ha annunciato querele contro chi insinui che la riforma contenga riferimenti al gender. Come regolarsi con queste associazioni: ammetterle o no al tavolo del Miur, farle entrare o no in classe? Le associazioni dei genitori già sono sul piede di guerra e promettono battaglia.