Leonardo da Vinci diventa un androide e “parla” con il pubblico

La pelle del volto segnata dal tempo, lo sguardo severo che rotea in maniera quasi ipnotica, la lunga barba bianca che fluttua seguendo i movimenti della bocca: l’inconfondibile volto di Leonardo da Vinci prende vita nel primo robot al mondo nato come sosia di un personaggio storico. Realizzato in Giappone grazie alle più sofisticate tecnologie di mimica facciale, questo Leonardo da Vinci 2.0 accoglierà fino al 27 settembre i visitatori del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, interagendo con loro e pronunciando frasi tratte dai suoi celebri manoscritti. Il cyber Leonardo attenderà i suoi interlocutori comodamente seduto su una seggiola, pronto ad inquadrarli con una piccola videocamera nascosta nell’occhio sinistro. Ad ogni domanda risponderà attraverso la viva voce dell’operatore che lo comanda da remoto, muovendo le labbra a tempo grazie alla tecnologia lip-sync. Con la bocca si animano anche il collo e i lineamenti del volto: il robot è infatti dotato di 16 gradi di libertà. Grazie agli attuatori pneumatici ogni movimento è fluido e silenzioso, sempre assecondato dalla morbida pelle in silicone solcata dalle rughe.

L’androide, realizzato dai tecnici dell’A-lab di Tokyo, è stato ideato dal gruppo di Minoru Asada, direttore del dipartimento di robotica di neuroscienze cognitive dell’università di Osaka. ”Se Leonardo fosse vivo oggi, costruirebbe robot, strumenti preziosi per fare luce sui meccanismi della mente e del corpo umano”, spiega Asada. ”Leonardo era un pioniere della ricerca interdisciplinare – aggiunge – e oggi abbiamo ancora bisogno del suo spirito per avere una visione globale e più umana della scienza”. Progettare l’androide non é stato semplice: ”è la prima volta che viene riprodotto un personaggio storico e non vivente”, ricorda Asada. ”Essendo impossibile fare la scansione dal modello reale, abbiamo usato immagini e informazioni dai testi storici per ricostruire un modello che rispondesse all’immaginario comune di Leonardo”. Così il genio toscano noto come il primo ideatore di un robot umanoide (il suo cavaliere meccanico è stato tratteggiato negli appunti attorno al 1495) è finito per essere il primo personaggio storico replicato da un robot. ”Leonardo è per me un ideale”, spiega Asada, che con il suo gruppo di ricerca sta lavorando allo sviluppo di androidi sempre più capaci di interagire con le persone secondo modalità umane: l’obiettivo è quello di portare un personal robot in ogni casa nel prossimo futuro. ”Questi robot dovranno essere capaci di comunicare con le persone e comprendere i loro bisogni. Pensiamo ai futuri robot badanti per gli anziani: oltre ad aiutarli nelle faccende pratiche, dovranno garantire loro un supporto emotivo e psicologico”. Anche in Italia si sta lavorando su questo aspetto, come spiega Giulio Sandini, uno dei “papà” del robot umanoide I-Cub dell’Istituto Italiano di Tecnologia. ”L’obiettivo è creare robot capaci di adattarsi all’ambiente e imparare dall’esperienza: per questo gli esperti di robotica e di nuovi materiali dovranno lavorare sempre più a stretto contatto con i neuroscienziati che indagano le capacità del cervello umano e il loro sviluppo sin dal grembo materno”.