Il leader dei centri sociali “punito” dal giudice, la sinistra insorge: «Liberatelo»

Un divieto di dimora in città a un antagonista storico è l’origine del corto circuito nel centrosinistra bolognese. Con appelli di solidarietà all’attivista dei centri sociali firmati da figure come Stefano Rodotà e Maurizio Landini, e con il sindaco Virginio Merola che ha deciso di prendere posizione chiarendo che i magistrati applicano le leggi, dopo aver ricevuto critiche da più parti per il silenzio. E dopo che due assessori della sua giunta avevano invece attaccato la misura cautelare. Mentre il Gip, al termine dell’interrogatorio di garanzia, attenua il divieto, concedendo all’indagato la possibilità di accedere a Bologna per lavorare, la miccia non si spegne, con l’Anm che censura “l’uso di espressioni ingiuriose e intimidatorie da parte di esponenti politici nei confronti della magistratura”.

Che cos’ha fatto il leader dei centri sociali a Bologna

A Gian Marco De Pieri, 41 anni, volto storico del centro sociale Tpo, è contestata dalla Procura la partecipazione a una manifestazione del 18 giugno, quando fu sgomberata una palazzina liberty occupata, ribattezzata “villa Adelante”. E’ accusato tra l’altro di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, un sostituto commissario che ha avuto 17 giorni di prognosi, oltre che del furto di alcuni attrezzi. La Procura aveva chiesto i domiciliari. Il Gip ha deciso per una misura più lieve, spiegando nell’ordinanza confermativa che comunque, nel caso concreto, «il dissenso politico si è manifestato in condotte violente e pericolose, ed ovviamente il pericolo che la misura cautelare adottata si ripropone di evitare è proprio ed esclusivamente la reiterazione di tali condotte». Anche la Procura, con una dichiarazione dopo le prime reazioni politiche, aveva ricostruito le imputazioni, spiegando che le accuse «non riguardano manifestazioni del pensiero ed espressioni del dissenso sociale-politico, che in quanto tali questa Procura della Repubblica non ha mai voluto né intende perseguire». Ma «solo fatti tutti molto concreti». Nonostante ciò, nell’appello del Tpo firmato da Rodotà, Landini e dal senatore Pd Luigi Manconi si parla di “confino” e si sostiene che «non devono più trovare applicazione provvedimenti che, calpestando diritti costituzionalmente garantiti, cerchino di limitare e chiudere spazi di espressione del dissenso e dell’opposizione sociale e politica». Merola, dopo che gli assessori in quota Sel Amelia Frascaroli e Riccardo Malagoli si erano espressi a sostegno di De Pieri, fino ad oggi era rimasto in silenzio. Aveva parlato il segretario Pd cittadino Francesco Critelli, dicendo che si respingevano «in maniera determinata qualsivoglia forma di manifestazione violenta».