L’anatema dei pensionati dell’Anpi contro Casapound e Forza Nuova

Con scarso senso del ridicolo c’è chi agita la minaccia di un “Settembre nero”. E la solita Anpi, l’Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia – i pochi rimasti, buona parte è oramai passata a miglior vita – eccitata grida al complotto. Addirittura il presidente nazionale dell’Anpi, un signore che si chiama Carlo Smuraglia e che ha fatto buona parte della sua carriera politica nel Pci e nei Democratici di sinistra, ha preso carta e penna e con l’indignazione che si conviene a questi momenti gravi e terribili per la Nazione e per il Paese, ha scritto una vibrante lettera aperta alle più alte cariche dello Stato, ai presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera, del Consiglio dei ministri e al ministro degli Interni.
Cos’è accaduto per far sobbalzare sulla sedia il signor Smuraglia e e gli attempati pensionati dell’Anpi?
Qualche tempo fa i ragazzi di Casapound, l’organizzazione giovanile che si occupa di politica, cultura, solidarietà e sport e che promuove, fra l’altro, temi come il Mutuo Sociale e la proposta di legge per il part-time alle madri lavoratrici, hanno deciso di organizzare la consueta Festa Nazionale di Casapound a Milano, l’11, il 12 e il 13 settembre.
Quello che rischia di far venire l’infarto agli agitatissimi ottuagenari dell’Anpi è che 50 chilometri più a nord, e precisamente a Cantù, gli stessi giorni, l’11, il 12 e il 13 settembre, ci sarà anche un evento culturale di Forza Nuova, l’organizzazione fondata volutamente il 29 settembre, il giorno di San Michele Arcangelo, che si richiama ai valori della Patria, della difesa della vita, della famiglia.
L’Anpi, insomma, ritiene che i due eventi siano geograficamente e cronologicamente troppi vicini. Come se in Italia esistesse una legge che ordina la distanza preventiva che deve essere tenuta fra due eventi culturali e politici. Naturalmente questa legge non esiste né può esistere perché sarebbe, fra l’altro, in netto contrasto con i principi della Costituzione, Costituzione alla quale, in maniera quasi sacrale, l’Anpi si richiama. Un bel pasticcio, dunque.
Ecco allora l’idea della lettera scritta dall’Anpi, una sorta di appello alla mobilitazione della solita “società civile”. I partigiani – ma quanti sono, numericamente, oggi questi partigiani ancora vivi e iscritti all’Anpi? – chiedono il «pronto e deciso intervento» – soprattutto “deciso” – in vista delle due «manifestazioni di netta marca fascista» previste nei prossimi giorni a Milano e a Cantù. Che, poi, Cantù non è neanche provincia di Milano ma di Como, quindi un’altra “parrocchia”.
Sul web c’è chi paventa con orrore e indignazione un “settembre nero” lombardo.
«La concomitanza di due manifestazioni del genere, che hanno precedenti ben noti, indigna e preoccupa chiunque sia dotato di una vera sensibilità democratica», strilla stizzito e irritato il signor Smuraglia.
E poi giù il solito pippone autoreferenziale condito da un linguaggio veterocomunista anni ’70. «In particolare l’Anpi – riconosciuta da diverse sentenze di Tribunali militari come erede e successore dei Combattenti per la libertà – è legittimata e tenuta a reagire nei confronti di eventi che contrastino con i valori per i quali si batterono donne e uomini della Resistenza e su cui si fonda la Costituzione repubblicana».
«La nostra mobilitazione, dunque, è legittima e doverosa; ma non basta, perché il primo compito e il primo dovere di intervento – sostiene Smuraglia sperando così di trovare una sponda alle sue lagnanze – spettano alle Istituzioni democratiche, che devono sapere, e far sapere, che i diritti di libertà trovano un limite imprescindibile nella natura democratica e antifascista del nostro Stato».
«A nome di tutta l’Associazione che ho l’onore di presiedere attendo, quindi – fa sapere Smuraglia – un pronto e deciso intervento da parte di chi ha competenza in materia e una indifferibile presa di posizione delle massime Istituzioni nazionali sulla questione di fondo: l’Italia, che si è liberata 70 anni fa dalla dittatura fascista e dall’occupazione tedesca, è e deve essere un Paese democratico e antifascista, non lasciando alcuno spazio a chi sogna impossibili ritorni o propugna forme nuove di autoritarismo».
Il Comune di Milano, guidato dall’esponente di Sel, Giuliano Pisapia, naturalmente si è subito messo in moto per assecondare i voleri dell’Anpi. E attraverso l’assessore alla Sicurezza e coesione sociale Marco Granelli, ha fatto sapere di avere già chiesto al Prefetto di discutere la questione del meeting di CasaPound alla prossima riunione del Comitato per l’Ordine pubblico e la Sicurezza, «ribadendo la ferma contrarietà del Comune di Milano, città Medaglia d’Oro per la Resistenza, allo svolgimento, sul suo territorio, di manifestazioni con evidenti connotazioni fasciste».
Loro, i ragazzi di Casapound e quelli di Forza Nuova, se la ridono beati. E ringraziano per così tanta e gratuita pubblicità.
«L’Anpi si ribella? Non gli riconosciamo né il ruolo di interlocutori politici né, tantomeno, quello di Guardiani della Memoria – dice Andrea Antonini, vicepresidente di Casapound Italia – Anzi, dirò di più: è ora che chiudano. Facciano, piuttosto, un bel gesto: rinuncino ai finanziamenti che prendono dallo Stato e che gravano sulle spalle dei cittadini. Soprattutto in questi momenti di crisi».