La sfida della “strana coppia” Silvio-Vladimir al duo Renzi-Merkel

Da un lato il legame politico cui non è estraneo il mastice dell’amicizia personale e, ove occorra, del ricorso al mutuo soccorso. Dall’altro la diplomazia old style, tutta arsenico e vecchi merletti ricamati intorno alle reciproche e legittime diffidenze. Di là – inteso come ex-Cortina di ferro – la “strana coppia” Putin-Berlusconi, di qua i vari (traballanti) tandem Merkel-HollandeRenzi-Juncker e così via. Ma mentre tutti o quasi sono capaci di decifrare le coordinate delle alleanze più collaudate, nessuno sembra in grado di individuare la molecola che ha stretto in un perdurante abbraccio l’immusonito ex-agente del Kgb e il leader planetario del sorriso. Almeno così sembrano pensarla quanti negano l’alchimia della politica sebbene, in questo caso, il ruolo più grande lo ha probabilmente giocato l’istinto del Cavaliere nell’arpionare le scommesse e le sfide del futuro.

Berlusconi ha colto i maggiori successi in politica estera

Berlusconi ha sempre puntato laddove altri non osavano e, se osavano, fallivano. È uno schema che ha applicato anche in politica rompendosi la testa dopo aver colto clamorosi e inattesi successi. Soprattutto lo ha sperimentato in politica estera coniugando felicemente l’approccio pragmatico del tycoon con l’interesse nazionale. E lo ha fatto vincendo diffidenze, reticenze e ipocrisie. Scandalizzò Italia e Occidente il suo baciamano a Gheddafi, ma dietro quell’omaggio sbracato c’era la concretezza dell’espansione delle nostre imprese nella ex-colonia e la nostra primazia nel rapporto con l’allora più ricco Stato africano. Se ne rese conto anche Sarkozy, che non per niente il leader libico lo volle morto.

Per il Cav «l’amico Putin» è il vero argine contro l’Isis

Pure l’amicizia con Putin si nutre di interessi corposi e controversi, come il progetto South Stream – poi fallito anche per la miopia degli eurocrati di Bruxelles – che avrebbe dovuto rifornire di gas l’Italia bypassando il Medio Oriente. Ma a sentire quel che Berlusconi ha comunicato all’Italia dalla Crimea su immigrazione, Europa e Isis, nessuno può escludere che l’ostentazione del suo rapporto con il nuovo zar serva soprattutto a far capire alla vecchia, immobile, e (ancora per poco) opulenta Europa che le chiavi per capire e affrontare le sfide decisive dei tempi nuovi sono più in mano al sanzionato Putin che alla celebratissima Merkel. E che mentre noi ancora discettiamo di integrazione e di quote di fronte ad un esodo biblico che sta cambiando i connotati del Vecchio Continente, la Russia – vedi l’aiuto alla Siria di Assad – fa capire che una civiltà può esistere solo se ha la forza di difendersi. In caso contrario, scade a testimonianza del passato, proprio come uno di quei templi di Palmira rasi al suolo dal tritolo dell’Isis. È una consapevolezza che manca totalmente all’Europa, i cui leader – Merkel compresa – pensano che il tutto si riduca all’utilizzo a fisarmonica delle frontiere nazionali. Non fa purtroppo eccezione il giovane Renzi, anch’egli impantanato nella ricerca “soluzione europea” di una crisi senza precedenti. Fossimo in lui, qualche consiglio in merito all’anziano Cavaliere lo chiederemmo.