La profezia di Hawking, il super-scienziato: «Ci salveremo solo lasciando la Terra»

Gli abitanti della terra si salveranno lasciando il pianeta? L’ipotesi è tutt’altro che fantastica. Qui non c’entrano, per intenderci, i film tipo Avatar,  After Earth o  Aliens, anche se qualcosa di molto simile viene in mente leggendo la notizia. Qui siamo difronte ad una rivelazione di uno dei più autorevoli scienziati del nostro tempo. Un fisico, un matematico, un cosmologo e astrofisico tra i più importanti e cosnosciuti al mondo, soprattutto per i suoi studi sui buchi neri e l’origine dell’universo. Stiamo parlando del britannico Stephen William Hawking il cui quoziente di intelligenza, assicurano gli esperti, è paragonabile a quello di Albert Einstein o di Isaac Newton. Insoma un cervellone che ha regalato al mondo intero nuove teorie fisiche ed astronomiche, tutte spiegate con strabiliante semplicità. Ebbene, Hawking, che, nonostante la malattia (è condannato all’immobilità da una malattia neurodegenerativa),  gira il mondo perché “sente il dovere di informare la gente sulla scienza”, è tornato a parlare del futuro del pianeta Terra, lanciando una profezia.

Stephen Hawking: i computer supereranno gli esseri umani

“Credo che la sopravvivenza della specie umana dipenderà dalla sua capacità di vivere in altri luoghi dell’universo, perché il rischio che un disastro distrugga la Terra è grande. Quindi vorrei suscitare l’interesse pubblico per i voli spaziali”, afferma lo scienziato in una intervista a il Pais. Stephen Howking è artefice di una campagna per cercare forme di vita intelligente nella nostra galassia, ma ritiene che “se gli extraterrestri venissero a trovarci, il risultato sarebbe molto simile a quello che accadde quando Colombo sbarcò in America: non fu una cosa buona per i nativi americani”. Quindi spiega: “Per il mio cervello matematico pensare alla vita extraterrestre è qualcosa di razionale. La vera sfida è scoprire come potrebbero essere questi extraterrestri”. La sua previsione è che “i computer supereranno gli esseri umani grazie all’intelligenza artificiale nei prossimi cento anni. Quando ciò avverrà, dovremo essere certi che gli obiettivi dei computer coincidano con i nostri”. Ai giovani scienziati consiglia di andare in America: “Lì apprezzano la scienza perché è ammortizzata dalla tecnologia” e “a coloro che sono colpiti da una disabilità consiglio di concentrarsi sulle cose che la loro disabilità non gli impedisce di fare bene, e di non lamentarsi per quelle con cui interferisce”, e aggiunge che la malattia “mi ha aiutato. Mi ha liberato dal dover fare lezioni o dalla partecipazione a noiosi comitati, e mi ha dato più tempo per dedicarmi alla ricerca”.