La Boldrini ricorda persino il partigiano Bulow. Ma dimentica gli eccidi del ’45

Il comunicato della Camera riporta ai tempi dell’antifascisno militante: «Martedì 15 settembre, alle ore 17, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, si svolgerà il convegno dal titolo “Ricordo di Arrigo Boldrini a cento anni dalla nascita”. I saluti introduttivi saranno della Presidente della Camera Laura Boldrini e del Presidente del Senato Pietro Grasso. Seguiranno gli interventi del Presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano e del Vicepresidente dell’Istituto nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia (Insmli) Alberto De Bernardi. Le conclusioni saranno del Presidente nazionale dell’Associazione nazionale partigiani (Anpi) Carlo Smuraglia. L’appuntamento sarà trasmesso in diretta webtv. Lo rende noto l’Ufficio stampa della Camera». Sia detto a scanso di equivoci: non c’è alcuna parentela tra la presidente della Camera e il personaggio ricordato.

Per chi non lo sapesse, Arrigo Boldrini è una delle figure emblematiche della guerra civile in Italia. Con il nome di battaglia di Bulow, Boldrini comandava la Brigata Garibaldi “Mario Gordini”, che operava tra il ’44 e il ’45 a nord di Ravenna. Dopo il 25 aprile, gli uomini di Bulow prelevarono militi della Rsi che si erano arresi e decine civili colpevoli soltanto di essere fascisti o di essere ritenuti tali. Dopo aver concentrato tutti quei poveretti nella zona di Codevigo, in provincia di Padova, i partigiani  massacrarono senza pietà  i prigionieri sulle rive del Brenta. È una delle pagine più atroci dell’immediato dopoguerra, ma non impedì a Boldrini di ascendere ad alte cariche nel Pci e di diventare presidente dell’Anpi.

Che bisogno c’è di commemorare in pompa magna, in una delle sale più prestigiose di Montecitorio e alla presenza di due alte cariche dello Stato nonché di un ex presidente della Repubblica, un personaggio che riporta, piaccia o non piaccia, a un atroce periodo di divisione tra gli italiani? Sono davvero lontani i tempi in cui un presidente della Camera, Luciano Violante, fece un richiamo, nel suo discorso di investitura, alle ragioni dei “ragazzi di Salò” e alla necessità di rileggere tutte le pagine della storia italiana. Evidentemente, un’aria di restaurazione ideologica si respira presso le alte sfere dello Stato. Ma la “verità” che lorsignori intendono ancora riproporre non corrisponde alla verità che il popolo italiano ha appreso dopo decenni di battaglie culturali e politiche.