Incubo riforme, al via al Senato la maratona sul ddl Boschi

Dopo la ghigliottina del presidente del Senato, Pietro Grasso, che ha cancellato i quasi ottanta milioni di emendamenti firmati da Calderoli, nelle prossime ore l’Aula del Senato comincerà le operazioni di voto sul disegno di legge Boschi sulle riforme (la seduta mattutina è saltata per i funerali di Pietro Ingrao). Sul tavolo restano ancora 383mila emendamenti che Grasso vuole esaminare uno per uno. Tra le tegole anche la questione dell’articolo 2, già votato da entrambi i rami del Parlamento sul quale il presidente del Senato non ha ancora detto l’ultima parola.

L’incubo delle riforme

Riforme tormentate. «Non sarà una passeggiata», ha detto la ministra-Barbie mentre Renzi insiste a sfoggiare il consueto ottimismo, convinto di avere una maggioranza larga e di aver disinnescato la minoranza dem (che finora però non ha ritirato gli emendamenti). Un’altra incognita è rappresentata dal voto segreto, teoricamente possibile ma poco opportuno quando si tratta di riforme costituzionali. «Sulle riforme resta ancora un ostruzionismo pesante – dice preoccupato il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini – in ogni caso il 13 ottobre è la data stabilita per l’approvazione». Grasso ha fatto bene, però ora ne restano 380 mila, ragiona l’esponente dem, «è evidente che l’azione di Calderoli non ha reso un buon servizio all’ immagine del Parlamento. E con questa mole di emendamenti siamo ancora in presenza di un atto ostruzionistico volto a rallentare e fermare il provvedimento, non a migliorarlo. Credo che durante il percorso in Aula si debbano cercare soluzioni nell’attuazione delle disposizioni del regolamento. Salvini ha detto che bisogna occuparsi d’altro rispetto alla riforma. Chiami Calderoli e glielo spieghi».

Il no di Grasso

In attesa del voto non si contano le interpretazioni sulla decisione di Grasso di sbianchettare  la valanga di emendamenti di Calderoli. «Il presidente Grasso ha fatto benissimo a considerare irricevibili i milioni di emendamenti presentati dalla Lega. Quella del senatore leghista non era un atto di ostruzionismo ma di sabotaggio. E Calderoli, che è persona intelligente, al posto di Grasso avrebbe fatto lo stesso. Lui sta solo recitando la parte dell’opposizione intransigente. Ma la decisione del presidente Grasso è solo l’antipasto», dice a la Stampa il costituzionalista Stefano Ceccanti, ex senatore del Pd, convinto che ci siano tutte le condizioni per chiudere la riforma costituzionale entro il 13 ottobre». Una deadline obbligata, dal momento che dopo quella data il Parlamento entrerà nella sessione di bilancio.