In Grecia la democrazia avanza perché “ha vinto Tsipras”. La verità è un’altra

La democrazia avanza, dicono. La Grecia è salva. Tsipras ha vinto. Che bello. Dieci milioni erano gli elettori greci. Gli aventi diritto. Ma quasi 5, cinque milioni, se ne sono fregati di esercitarlo quel diritto. Sono rimasti a casa. O al mare. Oppure a lavorare, quelli che ancora un lavoro in Grecia ce l’hanno. Perciò nella patria della democrazia, il primo partito è quello del popolo che alla democrazia volta le spalle. La snobba. Se ne frega. Un popolo alle prese col problema del quotidiano, memore del primum vivere, che adesso non ci crede più. Che non ha più fiducia. Che pare aver perso la speranza. E che si racchiude in se stesso. E non presta più attenzione alle parole, ai messaggi, agli slogan. La democrazia avanza, dicono. Perché Tsipras ha vinto. E perciò adesso andrà a trattare con il Fondo Monetario, con La Bce e con la Unione europea con più forza. Come se la Troika, che però nessuno deve più chiamare così, avesse problemi a imporsi, a formulare i suoi diktat, a far rispettare le sue scadenze. La democrazia avanza, dicono. Perché Tsipras troverà ora una soluzione anche ai problemi dei profughi che sbarcano sulle isole dell’Egeo. E così anche i milioni di migranti che pressano per arrivare saranno felici e contenti. Forse anche più dei residenti. La democrazia avanza, dicono. Perché Tsipras ha vinto. Anche se per governare avrà bisogno di un partito di destra nazionalista. Perchè Alexis ha vinto, ma non abbastanza da farcela da solo. E la democrazia ha sempre necessità di una maggioranza. Così la sinistra che non vuol più essere sinistra, e che ha espulso Varoufakis e quanti ululavano alla sua di sinistra, si reggerà al governo grazie ai voti di una destra che non sa più fare la destra. O non è in grado di farla. Praticamente come accade in Italia tra Renzi e Alfano. La democrazia avanza, dicono. Che bello