Immigrazione: paesi dell’Est al collasso, Italia accerchiata ai confini

Stanno per arrivare in Italia anche dall’Est. L’esercito di immigrati e disperati preme alle frontiere dell’Italia oramai accerchiata da milioni di profughi che sono alle sue frontiere, a pochi chilometri da Trieste. I paesi dell’Est, dal canto loro, sono oramai al collasso, ognuno cerca di far fronte alla propria maniera in una sorta di disperato “si salvi chi può”. E tutti guardano con rabbia e incredulità alla Ue, imbambolata e incapace di reagire e di prendere decisioni coerenti con l’emergenza. Gli euroburocrati sembrano sotto shock, un esercito allo sbando di fronte all’invasione di un altro esercito, quello dei disperati. Scoordinati, confusi e caotici gli uomini della Comunità Europea sembrano l’ombra di sé stessi, l’ombra di quei burocrati arroganti e tronfi che hanno dettato legge in Italia e in Grecia scegliendosi perfino i governi. Sembrano passati secoli.

La Slovenia cede: aperte le frontiere all’immigrazione

La Slovenia ha cominciato a far entrare profughi in attesa alla frontiera con la Croazia, in corrispondenza del valico di Rigonce-Harmica, dove ieri sera sono stati sparati gas lacrimogeni contro i disperati – una decina dei quali erano rimasti feriti – che avevano forzato il cordone di agenti per entrate in Slovenia.

L’Ungheria richiama i riservisti per gestire l’immigrazione

L’Ungheria, allo stremo delle forze di fronte all’assalto dei disperati, ha richiamato i riservisti per gestire la situazione dell’immigrazione di massa che preme ai confini e, proprio ieri sera, ha completato il muro, la barriera di filo spinato di 41 km alla frontiera con la Croazia. «La barriera difensiva è stata portata a termine ieri sera», ha rivelato un portavoce del ministero della Difesa. Gli altri 330 km del confine con la Croazia sono segnati dal fiume Drava, difficilmente valicabile dagli immigrati.

Croazia, 17.089 arrivi: l’ultima fronteggia prima dell’Italia

Sono finora 17.089 gli immigrati e i profughi giunti in Croazia dalla vicina Serbia, rivelano dal ministero dell’interno a Zagabria, secondo il quale un altro treno con 11 vagoni carichi di migranti è  partito all’alba da Tovarnik giungendo poco dopo a Botovo, al confine con l’Ungheria. Ora, come avvenuto ieri, dovrebbe proseguire il trasbordo dei profughi su autobus ungheresi diretti alla frontiera con l’Austria anche se una parte di immigrati si sta dirigendo verso la Slovenia.
Anche oggi restano, invece, chiusi sette degli otto valichi di frontiera fra Serbia e Croazia, agibile è il solo posto di Batrovci, lungo l’autostrada Belgrado-Zagabria, strategica per i collegamenti fra Balcani e Europa occidentale.

Il presidente croato: invasi, inevitabile ricorso all’esercito

Il presidente croato Kolinda Grabar-Kitarovic ha definito la situazione di emergenza con i profughi peggiore di quanto si pensasse e che per questo sarà inevitabile il ricorso all’esercito e non solo lungo la frontiera. «La situazione sul terreno è molto più grave di quanto si pensi. I profughi arrivano a migliaia, a Tovarnik vi è un numero di migranti dieci volte superiore a quello degli abitanti… Non possiamo assorbire ulteriori arrivi», ha detto il presidente spiegando anche che nei prossimi due giorni la Croazia si aspetta l’arrivo di altri 40 mila migranti.
«Vogliamo aiutare tutti – ha detto Kolinda Grabar-Kitarovic – ma prima di tutto vogliamo proteggere i nostri cittadini e garantire loro una vita normale, come pure la stabilità dello Stato croato».

Zagabria: la Ue non ci lasci soli, vogliamo certezze

La Croazia chiede soprattutto all’Ue di avere «rassicurazioni» sul fatto che non sarà lasciata sola a gestire l’emergenza immigrati. In un’intervista all’Associated Press il presidente croato Kolinda Grabar Kitarovic ha spiegato che il suo paese di soli 4,2 milioni di abitanti deve essere realista sul contributo che può dare alla crisi: «Dobbiamo fermare il flusso e avere dall’Unione europea rassicurazioni sulla sorte delle persone che sono già in Croazia».

La Serbia sveglia la Ue: basta dormire, prenda decisioni

«La crisi dei migranti che scuote l’Europa è la dimostrazione che la Ue da tempo non riesce a elaborare una politica unitaria e a trovare una soluzione. La Serbia non deve essere tra le principali vittime di tutto questo». Il ministro degli Esteri serbo Ivica Dacic scuote la Ue: prenda finalmente una decisione politica unitaria sull’emergenza migranti, la Serbia non può avere la peggio in tutta questa vicenda. Sottolineando come finora circa 150 mila migranti e profughi della rotta balcanica hanno attraversato la Serbia dall’inizio dell’anno, e che solo 600 hanno fatto richiesta di asilo, il ministro degli Esteri ha affermato che la chiusura dei confini e la costruzione di muri non contribuiscono a migliorare la situazione nella regione. «La Serbia – ha osservato – si è comportata in maniera molto più europea di alcuni Paesi che sono membri della Ue».

La Ue agli Stati membri: date più soldi all’Onu

I 28 stati membri dell’Ue devono donare subito fondi al World Food Program, l’agenzia dell’Onu che ha dovuto tagliare gli aiuti, per aiutare i siriani. E’ l’appello del presidente Ue Donald Tusk in vista del vertice. «C’è una questione che non può aspettare. Il Wfp ha bisogno di soldi per fornire cibo a 11 milioni di persone in Siria e nella regione. Il Wfp ha già tagliato in modo sostanziale il sostegno alimentare ai rifugiati«, per questo «vorrei lanciare un appello a tutti» i 28 stati membri Ue «per non aspettare sino al nostro prossimo incontro e fare donazioni».

Bimba siriana di 5 anni muore in un naufragio in Grecia

Una bimba siriana di 5 anni è morta nel naufragio del barcone su cui viaggiava al largo della Grecia a nord dell’isola di Lesbo. Altri 13 migranti sono stati soccorsi dalla Guardia costiera ellenica. Il portavoce della Guardia costiera greca ha spiegato che la bimba era già priva di conoscenza quando è stata soccorsa in mare ed è morta all’ospedale di Lesbo. Altre 13 persone sono state salvate ma sul barcone c’erano in tutto 26 persone e quindi le operazioni dei soccorritori vanno avanti.

Le Regioni ne approfittano per battere cassa: dateci più soldi

Di fronte «alla peggiore crisi di rifugiati dalla Seconda Guerra mondiale» ad oggi le Regioni ne approfittano per battere cassa. Il senso è: dateci più soldi. Con l’appello, lanciato all’Ue in una lettera comune firmata da undici governatori dell’area del Mediterraneo, in primis Mario Oliverio (Calabria), Rosario Crocetta (Sicilia) ed Enrico Rossi (Toscana), insieme a due colleghi francesi, due spagnoli e tre greci, gli enti locali chiedono anche di essere coinvolti negli accordi raggiunti e nelle decisioni che verranno. Le “ricette” degli 11 governatori quindi sono politiche comuni che «devono includere il diritto di asilo, la lotta comune contro le reti di trafficanti di esseri umani, un sistema di ridistribuzione basato su una responsabilità condivisa, gestione sostenibile dei centri di accoglienza, aiuti all’integrazione, lotta contro il terrorismo e promozione dei valori democratici e del dialogo». Insomma grandi chicchere ma soluzioni zero.