Il Senato mette Renzi nei guai. Il Cav pronto alla mossa dello scacco matto

Lo scacco matto è dietro l’angolo. Riuscirà la manovra di aggiramento dell’art.2? E se non dovesse riuscire, che fine farà il Governo? L’art. 2, ossia la norma della riforma del Senato che affida la nomina dei senatori ai consiglieri regionali, togliendola agli elettori, è ormai diventata un vero e proprio collo di imbuto. Con  Renzi che non ne vuol sapere di cambiare idea, la minoranza del Pd che punta i piedi e sembra non voler cedere, gli alleati di Ncd che alzano la posta condizionando il voto ad un ripensamento sull’Italicum (per costoro il ritorno al premio di coalizione è materia di pura sopravvivenza) e Forza Italia che, per mezzo di Giovanni Toti detta l’agenda delle priorità al premier, ove davvero quest’ultimo desiderasse riesumare il metodo del Nazareno. Ovviamente per Forza Italia la decisione finale spetterà come sempre a Berlusconi. E il Cavaliere non è nuovo a sorprese dell’ultima ora. Certo è che per il premier Renzi questo scoglio sta assumendo le dimensioni di un vero macigno sulla strada riformatrice dell’esecutivo e sulla stessa sua permanenza a Palazzo Chigi.

Renzi fa il testardo, scacco matto in arrivo

Le ultime notizie, dopo gli incontri convulsi tra maggioranza e minoranza nel Pd, offrono un quadro confuso. C’è chi, come il capogruppo Zanda, cerca di spegnere il fuoco delle polemiche prefigurando possibili intese, una volta appurato che c’è convergenza su molti altri punti della riforma. Per aggirare l’ostacolo si sono messi al lavoro anche i costituzionalisti di apparato, da Franco Bassanini agli esperti del centro studi Astrid. Così la materia, che è soprattutto politica, si trasforma in una sofisticatissima questione giuridica. Piuttosto che modificare l’art.2, meglio provare a correggere il tiro mettendo in ballo gli articoli 10 o 35. Sul come, però, nessuno si pronuncia. Sta di fatto che l’elezione indiretta dei senatori per Renzi rimane un punto fermo. Esattamente il contrario di quel che pensano Bersani e gli altri. Dalla parte del premier c’è  un vantaggio: se il punto non passa, si torna alle urne. Si tratta di una condizione capestro che agita i sonni della minoranza dem e degli stessi alfaniani, ormai sempre più divisi all’interno tra chi ha già scelto di stare con Renzi e chi, come Lupi, aspira a recuperare il bandolo della matassa sul versante del centrodestra. La partita a scacchi è, dunque, iniziata. Ci sarà la mossa del cavallo? E chi la giocherà tra Renzi e Berlusconi? È ancora troppo presto per lo scacco matto.