Il Papa all’Onu sferza i governi: «Casa, lavoro e libertà per tutti»

Papa Francesco all’Onu ha lanciato un monito dall’alto significato sociale. “I governanti devono fare tutto il possibile affinché tutti possano disporre della base minima materiale e spirituale per rendere effettiva la loro dignità e per formare e mantenere una famiglia”. “Questo minimo assoluto, a livello materiale ha tre nomi: casa, lavoro e terra; e un nome a livello spirituale: libertà dello spirito”. Sono due le emergenze delineate dal Papa : la protezione dell’ambiente e la fine dell’esclusione sociale. Il Papa ha parlato di “ampi settori senza protezione” nel mondo, vittime “di un cattivo esercizio del potere”: “L’ambiente naturale e il vasto mondo di donne e uomini esclusi”. “Due settori intimamente uniti tra loro”, che la politica e l’economia “hanno trasformato in parti fragili della realtà”. Per questo, “è necessario affermare con forza i loro diritti, consolidando la protezione dell’ambiente e ponendo termine all’esclusione”. “Alzo la mia voce”. dice sempre Francesco,  per “soluzioni urgenti ed efficaci”: “L’adozione dell”Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile durante il Vertice mondiale  è un importante segno di speranza. Confido anche che la Conferenza di Parigi sul cambiamento climatico raggiunga accordi fondamentali ed effettivi”.

Per il Papa una riforma Onu nel segno della partecipazione

Il Pontefice ha parlato anche della riforma del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. “L’esperienza di questi 70 anni, al di là di tutto quanto è stato conseguito – ha affermato il Papa -, dimostra che la riforma e l’adattamento ai tempi sono sempre necessari, progredendo verso l’obiettivo finale di concedere a tutti i Paesi, senza eccezione, una partecipazione e un’incidenza reale ed equa nelle decisioni”. “Tale necessità di una maggiore equità – ha proseguito -, vale in special modo per gli organi con effettiva capacità esecutiva, quali il Consiglio di Sicurezza, gli Organismi finanziari e i gruppi o meccanismi specificamente creati per affrontare le crisi economiche”. “Questo – ha aggiunto – aiuterà a limitare qualsiasi sorta di abuso o usura specialmente nei confronti dei Paesi in via di sviluppo. Gli organismi finanziari internazionali devono vigilare in ordine allo sviluppo sostenibile dei Paesi e per evitare l’asfissiante sottomissione di tali Paesi a sistemi creditizi che, ben lungi dal promuovere il progresso, sottomettono le popolazioni a meccanismi di maggiore povertà, esclusione e dipendenza”.

L’appello del Papa per i cristiani perseguitati

Particolarmente accorato l’appello per i cristiani perseguitati nel mondo. “Non posso non reiterare  – ha detto il Papa – i miei ripetuti appelli in relazione alla dolorosa situazione di tutto il Medio Oriente, del Nord Africa e di altri Paesi africani, dove i cristiani, insieme ad altri gruppi culturali o etnici”. “Sono stati obbligati ad essere testimoni della distruzione dei loro luoghi di culto, del loro patrimonio culturale e religioso, delle loro case ed averi e sono stati posti nell’alternativa di fuggire o di pagare l’adesione al bene e alla pace con la loro stessa vita o con la schiavitù”. “Queste realtà devono costituire un serio appello ad un esame di coscienza di coloro che hanno la responsabilità della conduzione degli affari internazionali”, ha sottolineato Francesco. “Non solo nei casi di persecuzione religiosa o culturale, ma in ogni situazione di conflitto, come in Ucraina, in Siria, in Iraq, in Libia, nel Sud-Sudan e nella regione dei Grandi Laghi, prima degli interessi di parte, pur se legittimi, ci sono volti concreti”, ha proseguito. “Nelle guerre e nei conflitti ci sono persone, nostri fratelli e sorelle, uomini e donne, giovani e anziani, bambini e bambine che piangono, soffrono e muoiono – ha aggiunto -. Esseri umani che diventano materiale di scarto mentre non si fa altro che enumerare problemi, strategie e discussioni”.