La Guardia di Finanza nella Banca Popolare di Vicenza. Indagati i vertici

La Banca Popolare di Vicenza è nella bufera. Agenti della Guardia di Finanza, su ordine della Procura, hanno perquisito la sede e gli uffici direzionali di Milano, Roma e Palermo. Al centro delle indagini le azioni della banca acquistate tramite finanziamenti, per 975 milioni di euro, erogati agli azionisti dallo stesso istituto di credito, in misura tale da costituire violazione delle norme del diritto bancario. E’ questo il filone principale dell’inchiesta della magistratura sull’istituto di credito (117mila soci), che fa seguito ad una ispezione compiuta dalla Bce. La banca avrebbe, dunque, finanziato – secondo l’ipotesi investigativa – un quarto del suo stesso capitale azionario (circa 4 miliardi di euro), superando i limiti consentiti. L’indagine della magistratura riguarda anche una sovrastima del prezzo delle azioni della Banca, che ha determinato numerose proteste degli azionisti, e che nell’ultima semestrale, avrebbe indotto i vertici a svalutare i crediti considerati deteriorati. Nell’inchiesta della magistratura sono indagati, tra gli altri, il presidente della banca Giovanni Zonin, noto imprenditore nel settore del vino; l’ex direttore generale dell’istituto Samuele Sorato. Per entrambi le ipotesi di reato sono aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. “Piena collaborazione da parte della dirigenza e del personale della Banca Popolare di Vicenza” ai Nuclei di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza che hanno svolto le perquisizioni. La conferma in una nota l’istituto di credito in relazione agli accertamenti in corso. “Si tratta di indagini preliminari – viene sottolineato – ritenute indispensabili per accertare eventuali responsabilità soggettive, come si evince dal comunicato firmato dal Procuratore della Repubblica dottor Antonino Cappelleri”.

Perquisite dalla Guardia di Finanza anche le sedi di Roma, Milano e Palermo

Sulle perquisizioni si registra la soddisfazione dell’Adusbef. “Bene, seppur con 7 anni di ritardo rispetto alle denunce, le perquisizioni della Gdf disposte dal Pm di Vicenza Luigi Salvadori sull’ennesimo, gravissimo scandalo di una Banca d’Italia dalle porte girevoli, che invece di vigilare va a braccetto con banchieri-amici, commissariando banche con i conti in ordine per tentare di salvare quelle con rapporti amicali, come la Banca Popolare di Vicenza del padre padrone Zonin”. E’ quanto afferma in una nota Elio Lannutti secondo cui “dopo ispezioni a ‘la carte’, forse pilotate, non si è mai accorta che in deroga a norme stringenti di legge la Bpvi aveva prestato ai suoi clienti quasi un miliardo di euro (un quarto del suo valore), per comprare azioni della stessa banca, titoli illiquidi e sopravvalutati, senza che neppure la Consob sia intervenuta tempestivamente per tutelare piccoli risparmiatori rovinati, denunciato da Adusbef nell’ aprile 2008, con 120mila azionisti che hanno visto dilapidati circa 6 miliardi di euro di risparmi (tra perdite ed aumenti di capitale)”. Gianni Zonin, il presidente della Banca Popolare di Vicenza indagato dalla Procura del capoluogo berico, da 32 anni consigliere dell’istituto di credito e da 19 presidente, si è sempre definito “un viticultore prestato alla finanza”. Il suo nome è infatti legato all’azienda vitivinicola di famiglia, attiva a Gambellara da sette generazioni, che lo vede alla guida insieme ai tre figli Domenico, Francesco e Michele. Zonin, 77 anni, è laureato in giurisprudenza e ha un diploma in Enologia. Ha assunto la presidenza dell’azienda di famiglia quando questa nel 1967 è stata trasformata in spa Cantine Zonin. E’ uno dei quattro produttori di vino europei a poter contare su una superficie agricola di oltre duemila ettari.