Giorgio Almirante, il leader che diede senso alla Patria e dignità alla Destra

Giorgio Almirante. “Parlava, e nelle sue parole avvertivi una storia, una sensibilità, una cultura. Era il Noi che rappresentava una continuità, non un Io che parlava di sé. Il suo era un dialogo con la coscienza e per questo colpiva chiunque lo ascoltasse. Ha portato l’italianità nella politica, restituito dignità al Tricolore, alla bandiera, recuperato il senso della Patria”. Per Marcello Veneziani, saggista e scrittore. Giorgio Almirante era questo e non solo. Grande oratore. Fine dicitore della lingua italiana. Politico della “estraneità”, differente rispetto a tutto il resto che lo circondava. Lontano anni luce dalla frenesia egocentrica del leaderismo attuale. La sua cultura era a tutto tondo, intensa, vasta, discreta. E seppe interpretare come nessun altro l’esigenza di ricomporre fratture, ferite, divisioni che avevano lacerato la comunità nazionale, alimentato odii, nella dolorosa scia di un  tragico conflitto e di una ancor più tragica guerra civile. Proprio quei suoi occhi intensi, lo sguardo penetrante e pulito, secondo un altro scrittore, Pietrangelo Buttafuoco, fanno riflettere sulla dimensione umana e politica di un protagonista assoluto della storia italiana e della Destra nazionale. Di lui, Montanelli disse che era il solo uomo politico cui potevi stringere la mano senza timore di sporcartela. Grazie alle sue doti di tenacia e di fermezza e alla indiscutibile capacità di tenere unita una comunità emarginata, discriminata, vittima del terrorismo dilagante nel pieno degli anni Settanta, molti non  imboccarono il tunnel buio della lotta armata contro il sistema, rimanendo nell’alveo di una civile competizione democratica.

Che cosa attrae ancor oggi di Giorgio Almirante?

Al convegno nella sala della Regina, a Montecitorio, per la chiusura del centenario della nascita di Giorgio Almirante, promosso dalla Fondazione che porta il suo nome, animata da Giuliana de’ Medici e da una infaticabile Donna Assunta, la donna che gli è stata accanto per tutta la vita, la figura del grande leader della Destra torna a rivivere, con straordinaria attualità, nelle parole dei relatori. I suoi discorsi. Il suo stile. La sua educazione. Il tratto gentile. L’amore per l’Italia, la Patria. Sapienza mista ad ironia. Eloquio impareggiabile. Perché , ci si domanda, tanta gente, ancora oggi, a distanza di anni, accorre numerosa ai convegni dedicati ad Almirante, com’è accaduto per tutto l’anno del centenario? Che cosa attrae ancora di lui? La risposta è semplice. Cruda, nella verità che svela. Perché noi tutti avvertiamo un vuoto. Perché ci manca qualcosa. Perché la Destra si è frantumata, dispersa, come ha sottolineato Massimo Magliaro che del  leader missino fu storico portavoce. E’ il vuoto di una politica che ha perso bellezza, spessore, altezza e profondità di pensiero. Il vuoto di una politica svilita dai talk show, immiserita dalle banalità, che affoga nel chaicchiericcio, degrada nell’insulto, rimpiccolisce nel battutismo. Eppure, ha ragione  Veneziani: c’è una domanda di Destra che bussa alla porta. Una Destra che coniughi Sovranità e Tradizione. Che abbia valori e senso della Nazione. Che non si imbratti di alchimie fuorvianti lungo canali configurati da altri. Che pensi per sé e per gli italiani, restituendo loro orgoglio e dignità. Una Destra che ritrovi unità e coesione. L’insegnamento di Almirante, a questo fine, è più attuale che mai. Lo ha ricordato Mugnai, il presidente della Fondazione di An, richiamando una frase che lo rese famoso: “Non rinnegare né restaurare”. Era il suo pensiero, il filo conduttore della sua azione, la filosofia politica di una vita intera, il monito rivolto ai giovani. Ai quali Almirante amava indicare il futuro. Un Futuro da costruire con passione e sacrificio, senza mai recidere le proprie radici. Una lezione per tutti. Un esempio di democrazia. Uno stile di vita.