Giorgia Meloni forte e chiara: «Renzi avrebbe fatto meglio ad abolire il Senato»

La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni sulla riforma è drastica. Intervistata da “Il Corriere della Sera”, incalza il premier sulla modifica della costituzione: «È ridicola e pericolosa». Come può essere entrambe le cose? «Ridicola perché si sostiene che sia la salvezza per il Paese e invece sono ben altre le riforme che salvano un Paese. Pericolosa perché comprime la voce dei cittadini, non permettendo la scelta dei propri rappresentanti». Sull’elettività dei senatori si lavora a un compromesso. «È surreale anche solo che se ne discuta. Per me i senatori si eleggono e basta. Ma questo non è funzionale all’idea dell’uomo solo al comando». Cioè? «Renzi occupa tutti gli spazi. Già abbiamo una legge elettorale, l’Italicum, che manderà in Parlamento il 70% di nominati, dopo che per anni ci hanno detto che il Porcellum era il male assoluto. Già non si vota più per le Province e lo stesso forse accadrà per il Senato. Per il presidente della Repubblica poi, una storica battaglia della destra, non ci fanno votare. E su tutto il resto decide la BCE. Un problema democratico c’è».

“Tanto valeva abolire il Senato”, spiega Giorgia Meloni

Ma il centrodestra sulla riforma del Senato ha avuto idee diverse: sostegno, opposizione… «Il centrodestra ha la responsabilità di aver consentito che si arrivasse fin qui. Pensavo che la Terza repubblica avrebbe significato più potere ai cittadini e meno ai partiti. E invece le riforme di Renzi vanno nella direzione opposta. Con il 20% degli italiani, se gli va bene, il Pd si prende il 70% dei senatori. Anche dal punto di vista della novità generazionale lui è proprio una delusione».

Meloni: “Io più popolare del mio partito? Oggi si scelgono le persone”

Nei sondaggi lei continua a essere molto popolare, ma il suo partito è al 3,5%. È frustrante? «Sono tempi post-ideologici, si scelgono le persone. Ma rivendico in toto il ruolo di Fratelli d’Italia, io rappresento le opinioni di un partito. Dal 25 al 27 settembre organizziamo a Roma la diciottesima edizione di Atreju. Chiameremo molti a discutere delle idee per la destra italiana, a partire dall’identità nazionale». E il leader? «Il leader è quello che può vincere. Noi proponiamo che lo scelga la gente con le primarie. Se qualcuno ha idee migliori le ascolteremo».