La Germania mostra i primi sintomi di cedimento e chiude le frontiere

Ieri, altre trentaquattro morti e tra loro quindici minorenni, una strage: quattro neonati, sei bambini, cinque bambine, prigionieri dell’acqua sotto il barcone capovolto che li aveva portati via dalla costa turca, verso il miraggio chiamato Unione Europea. I loro corpi non sono stati ritrovati. Così come quelli di altri 4 bambini, scomparsi fra le onde il giorno prima, vicino all’isola di Samos. Un altro centinaio, adulti, sono stati ripescati vivi o hanno raggiunto con le ultime bracciate una scogliera greca, cioè appunto l’Ue. Nessuno più riesce a contarli, i migranti vivi e morti del 2015. Intanto la Germania (40 mila profughi in arrivo solo in questo weekend) mostra i primi segni di cedimento, reintroducendo i controlli ferroviari e causando qualche blocco di convogli ai suoi confini con l’Austria (dunque con l’Ungheria e con tutto l’Est): lo ha comunicato la cancelliera Angela Merkel al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, che ha approvato la misura aggiungendo però laconicamente: «Seguiremo la situazione».

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In questa comice, Bruxelles accoglie oggi il suo ennesimo vertice straordinario dell’Ue sull’emergenza-immigrazione. Discuteranno fra loro i ministri degli Interni e della Giustizia: gente importante, ma due dita sotto il potere che veramente decide. Qualunque cosa propongano, avrà infatti valore solo se più tardi sarà consacrata da un «vero» vertice Uè, quello dei 28 capi di governo e di Stato. Il tempo vola. I bambini morti sulle spiagge, i dibattiti continui a Bruxelles: questa visione parallela ci porta davanti al «fallimento completo» dell’Europa, denuncia il ministro dei Trasporti tedesco, Alexander Dobrint.

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Un fallimento «nel controllo delle sue frontiere» prese d’assalto dalla marea umana. «Ci vogliono misure efficaci per fermarla», aggiunge Dobrint, abbandonando i toni balzandosi degli ultimi giorni. E non parla a caso, ne a orecchie sconosciute: è membro della Csu bavarese, il partito cristiano sociale che sostiene i cristiano-democratici di Merkel. Ma eccole già, nei fatti e adesso, le «misure efficaci»: la Germania — il Paese che più entusiasticamente aveva aperto le sue frontiere — sta appunto reintroducendo «temporaneamente» stretti controlli ai confini austriaci, e il ministro degli Interni Thomas de Maiziere butta 1º che questa misura «potrebbe causare interruzioni dei servizi ferroviari». È già così, infatti, i treni fra l’Austria e la Germania si stanno fermando in vari tratti