“Fascisti, fascisti“. Appena tornato, Marino ricomincia con l’ossessione

Dàgli al fascista. Per Ignazio Marino è un’ossessione, un refrain pericoloso ma insostituibile, tanto per dire qualcosa di sinistra, scimmiottando la retorica resistenziale per sfuggire alle responsabilità sulla drammatica realtà della Capitale. Tornato con pinne fucile ed occhiali dalle interminabili vacanze a stelle e strisce, il sindaco marziano al suo debutto nella Città Eterna, coronato di fischi e contestazione dei cittadini, non resiste alla tentazione di alimentare contrapposizioni ideologiche e scontri di parte. «Abbiamo cacciato i fascisti e i nazisti, ora cacceremo anche la mafia. La presenza delle persone in questa piazza dimostra che Roma è una città antifascista, antinazista e antimafia», dice nella spianata di don Bosco (dove si sono svolti i funerali show di Vincenzo Casamonica) scelta dall’improvvido Marino per le sue prime esternazioni pubbliche. Un boomerang: sperava in un’accoglienza trionfante e invece ha trovato insulti e tanta rabbia (“Bugiardo”, “tornatene in vacanza buffone”, “riandiamo a votare”, gridano i romani).

Marino e le fogne

Dopo la performance sulle fogne (per la quale è iscritto nel registro degli indagati per diffamazione) Marino fa il bis. Chi non ricorda la pessima uscita dal palco della festa dell’Unità lo scorso 21 giugno quando invitò i politici di destra a tornare nelle fogne, parafrasando il feroce slogan degli anni di piombo “Fascisti carogne tornate nelle fogne”. Per la frase insultante, grondante odio e violenza ideologica, che ha scatenato un moto di indignazione trasversale e l’imbarazzo del Pd, il sindaco si è beccato una querela e ora è indagato. Un’altra tegola trovata al suo rientro dalle ferie esotiche. Giusto il tempo di raccogliere le dichiarazioni virulente di Marino, ancora più gravi perché pronunciate da un sindaco che dovrebbe rappresentare tutti i cittadini (disse testualmente “Queste sono le rovine che ci ha lasciato questa destra. Perché non tornano dalle fogne da cui sono venuti?”) e la produra di Roma ha proceduto con l’avvio dell’indagine.

Indagato per diffamazione

«Un atto dovuto», si affrettano a replicare quei pochi che nel Pd ancora se la sentono di difendere il sindaco delle gaffe e dei disastri. Ora si attende ch il publico ministero presso il giudice di Pace decida se chiedere l’archiviazione o il rinvio a giudizio. Intanto sui social è partita una campagna virale per promuovere una Class Action contro il sindaco Marino con tanto di modulo da compilare per la querela “collettiva” da presentare entro il 31 settembre quando scadranno i termini.  E pensare che il sindaco al suo rientro ha avuto la faccia tosta di invitare i suoi assessori a essere prudenti nelle dichiarazioni alla stampa «perché Roma è sotto i riflettori».