Famiglia da mesi in tenda a Ginosa Marina. Sono italiani, nessuno li aiuta

Giovanni ha 39 anni, Francesca 30, Entrambi sono senza lavoro, senza una casa e con due figli piccoli. Da tre mesi si sono arrangiati montando due tende sulla spiaggia di Ginosa Marina. Del loro dramma finora non aveva parlato nessuno. Forse perché non sono migranti, non vengono da un altro continente, ma sono solo “indigeni” indigenti. Nulla di esotico né di avventuroso da raccontare. Nessuna traversata, nessun viaggio della speranza. Quella, la speranza, l’hanno persa da tempo. Le due tende durante l’estate si erano mimetizzate sulla spiaggia di Ginosa Marina tra quelle dei comuni campeggiatori. Ora che però è giunto l’autunno, per Giovanni e Francesca la situazione è iniziata a diventare drammatica, arriva il freddo. Ai bambini non si può più dire che è un gioco, che mamma e papà stanno facendo il campeggio. Finora la famiglia non era stata notata da nessun buon samaritano. Nessuno si era accorto di loro, nessuna istituzione religiosa o politica.

A Ginosa Marina solidali solo con i migranti

Non c’era molto da aspettarsi neppure dalle istituzioni locali. Il Comune tarantino di Ginosa Marina è stato sciolto, dopo che nel maggio scorso la maggioranza che sosteneva il sindaco di Forza Italia è caduta. I consiglieri che fanno riferimento a Raffaele Fitto hanno hanno tolto il loro sostegno dopo mesi di fibrillazione. Per Giovanni, Francesca e i loro piccoli è inutile confidare nella politica locale o nazionale. Troppo presa dall’emergenza migranti anche la Regione Puglia di Michele Emiliano. La sinistra, del resto, è solidale solo quando si parla di affari che riguardano i profughi, i rom (finché non celebrano funerali pacchiani) e chi sfugge alla miseria dagli altri continenti. Francesca e Giovanni hanno invece la sventura di essere poveri italiani. Non c’è fondo straordinario, non c’è appello di autorità religiose o politiche a smuovere le coscienze. A lanciare il sasso nello stagno, per fortuna, è arrivata la denuncia del quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno: solo a quel punto Comue e Regione hanno iniziato, pachidermicamente, a muoversi. A un inviato di TeleNorba i servizi sociali del Comune di Ginosa hanno risposto che si impegneranno a trovare una soluzione a breve. Resta l’amaro paradosso di una famiglia italiana costretta a pietire, da mesi, ciò che viene dato in pochi giorni a chi arriva da un altro continente.