Europa? No, grazie. Per il “Times” gli inglesi vogliono uscire dalla Ue

La maggioranza degli elettori britannici è a favore della Brexit, l’uscita dall’Europa. È quanto emerge da un sondaggio di YouGov per il Times, secondo cui se si tenesse oggi il referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione i “no” conquisterebbero il 40%, i “sì” il 38%, con un 16% di indecisi. I favorevoli all’uscita erano già stati in testa nella stessa rilevazione lo scorso novembre. Secondo il Times, la crescita dell’euroscetticismo riflette una divisione sull’Ue all’interno dei due principali partiti, Tory e Labour. «È meglio che il referendum sulla Brexit si tenga prima delle elezioni in programma in Germania e Francia nel 2017», dice da parte sua il ministro degli Esteri britannico, Philip Hammond, nel corso di un incontro con la stampa internazionale a Londra. Il ministro ha detto che ci sarà il voto popolare non appena sarà pronto un pacchetto di riforme dopo i negoziati fra Londra e Bruxelles sul rimpatrio di poteri dall’Ue e questo potrebbe avvenire anche nel 2016. La sinistra estrema inglese invece è per la Ue: no alla Brexit: Jeremy Corbyn, il leader anti-austerity dell’opposizione laburista, non strizzerà l’occhio alla campagna euroscettica nel referendum sulla permanenza di Londra nell’Ue ed è convinto che la maggioranza dei britannici non voglia uscire dall’Unione. «Non mi vedo in questa posizione», ha detto alla Bbc, replicando a chi, anche dentro il partito, ne ricorda l’atteggiamento tiepido verso Bruxelles.

Farage si presente come leader di chi vuole uscire dalla Ue

Diverso il parere dell’Ukip: «Dobbiamo usare ogni risorsa per vincere il referendum sulla Brexit e riprenderci il Paese». Lo ha affermato il leader dell’Ukip, Nigel Farage, parlando al congresso del partito euroscettico a Doncaster, in Inghilterra centrale. Farage ha affermato che «al primo posto c’è la Gran Bretagna» e che gli sforzi del partito devono tutti tendere alla vittoria del “no” nel voto popolare sulla permanenza del Paese nell’Unione. Farage si presenta così come il leader del fronte euroscettico in una campagna elettorale che già si prefigura molto accesa. Il referendum, come promesso dal premier David Cameron, si terrà entro la fine del 2017 ma, qualora si concludesse in tempi rapidi un accordo sul rimpatrio di poteri da Bruxelles a Londra, potrebbe essere indetto anche nel 2016. Intanto si apprende che il governo britannico ha annunciato l’arrivo nelle scorse ore dei primi rifugiati siriani del contingente di 20.000 che il premier Cameron ha accettato di accogliere – ma solo entro il 2020 – di fronte alle accuse innescate in Europa dalla linea dura di Londra. La modesta disponibilità del governo Cameron si rivolge in ogni caso a profughi siriani prelevati direttamente nei campi di raccolta in Medio Oriente, mentre resta granitico il no alla ripartizione con gli altri Paesi Ue di quote delle centinaia di migliaia di persone già giunte nel vecchio continente. Malgrado queste limitazioni drastiche, i tabloid del Regno Unito – dopo l’effimera emozione suscitata dalla foto del bambino morto sulla spiaggia turca – hanno ripreso d’altronde a a raccontare un’altra storia: citando i dati diffusi dall’Ocse, sia il popolarissimo Sun sia il Daily Express, tornanoa gridare all’invasione, sbandierando come motivo di allarme gli oltre 500.000 stranieri entrati legalmente nel Paese nel 2014: il 24% in più – scrivono – del 2013.