Esce dal carcere Chiatti, il mostro pedofilo cui lo Stato vuol dare fiducia

Ha lasciato il carcere di Prato della Dogaia diretto a una Rems, la Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza di Capoterra, in provincia di Cagliari, dove dovrà stare recluso almeno tre anni. E poi? E poi cosa accadrà a Luigi Chiatti, il “mostro di Folignopedofilo che assassinò i piccoli Lorenzo Paolucci e Simone Allegretti – 13 e 4 anni di età – e che appena un anno fa raccontava dei suoi incubi notturni (“sogno animali da scuoiare, da fare a piccoli pezzi con le forbicine della Chicco… ) all’ex-compagno di cella, pedofilo anch’esso?
Nessuno sa dirlo davvero quello che succederà. Perché nessuno – neanche lui, il “mostro di Foligno” – sa dire se è guarito oppure no dalle sue ossessioni e dalle sue turbe psichiche che lo hanno portato a uccidere quei due bimbi seviziandoli.
Era stato condannato a due ergastoli, Chiatti, dopo essere stato arrestato nell’agosto del ’93 e ritenuto pienamente capace di intendere e di volere. In appello la pena venne però ridotta a 30 anni di reclusione dopo il riconoscimento della seminfermità di mente. Una volta che la sentenza fu confermata in maniera definitiva dalla Cassazione, iniziarono gli sconti. Il fine pena previsto inizialmente per Chiatti era nel 2023 ma a questa data vanno sottratti tre anni indulto e i periodi di liberazione anticipata. E, così, dall’iniziale sentenza del “fine pena: mai” si è arrivati alla sua liberazione. Che (quasi) tutti, soprattutto i genitori delle piccole vittime, temono più di ogni altra cosa. Anche per quegli incubi ricorrenti durante i quali Chiatti rimaterializza uno scenario di sangue e di sadismo.
Certo lo Stato giura che vigilerà. Giura che valuterà in maniera ricorrente la reale pericolosità sociale del “mostro“, anch’egli violentato, da un prete, quand’era bambino. Fino a quando? Fino a quando i medici – psicologi e psichiatri – non riterranno che quella pericolosità sociale, quel sadismo che lo ha portato a uccidere e a seviziare i due bimbi sia venuto meno. Ma se chiedi a questi medici incaricati dallo Stato di metterci davvero la faccia, di giurare che prima o poi quella follia omicida non riesploderà all’improvviso, inattesa, feroce, nessuno può davvero dirlo, nessuno può dirsi certo di quello che succederà un domani.
Il suo legale storico, l’avvocato Guido Bacino, ritiene che, in linea teorica, la valutazione della sua pericolosità sociale «può durare anche tutta la vita». E che Chiatti potrebbe restare recluso per sempre in una Rems – per ora dovrebbe restare 3 anni nella Rems, di via Lombardia 99 a Capoterra, in provincia di Cagliari, dopo che è stato scartato il ricovero nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino.
Ma la verità purtroppo è che i cittadini non si fidano di questo Stato. E neanche della capacità di certi psicologi e psichiatri di valutare veramente la pericolosità sociale di persone come Chiatti. La cronaca è piena zeppa di omicidi che non sarebbero dovuti accadere se le cose fossero andate come dovevano andare.  Ma lo Stato, fino ad oggi, più e più volte ha scommesso al buio. E a pagare sono sempre stati i cittadini.
Intervistato in queste ore che fanno risalire a galla dolore e rabbia, sgomento e disperazione e tante, tante domande, Luciano Paolucci, il padre di Lorenzo, uno dei bambini barbaramente uccisi da Luigi Chiatti, dice: «Vorrei parlare con Luigi Chiatti…Direi a Chiatti di togliersi di dosso tutte le brutte cose della vita, tutte le difficoltà che ha incontrato. Non c’è bisogno di uccidere…». Lui l’assassino di suo figlio l’ha già da tempo perdonato. Ma neanche lui sa dire se qualche altro bambino, come suo figlio, sarà in pericolo quando Chiatti tornerà libero per sempre.