Il dipietrista Lannutti svela: «il rating fu declassato per far cadere Berlusconi»

«Il declassamento del rating dell’Italia fu deciso per far cadere il governo Berlusconi e far arrivare il governo Monti, non legittimamente eletto». Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef, l’Associazione difesa consumatori ed utenti bancari, finanziari ed assicurativi ma, soprattutto, all’epoca dei fatti senatore del centrosinistra nella formazione di Italia dei Valori, svela, nella sua breve deposizione al processo per manipolazione del mercato nei confronti di cinque tra analisti e manager dell’agenzia di rating Standard & Poor’s, svela nuovi retroscena sulla guerra politico-finanziaria che fu scatenata dal Centrosinistra e dal potentato bancario ed economico-finanziario nel golpe contro il Cavaliere.
L’Adusbef, che si è costituita parte civile al processo in corso al Tribunale di Trani, denunciò con esposti a diverse Procure italiane il comportamento delle agenzie di rating e dalla denuncia il pm di Trani, Michele Ruggiero, avviò l’indagine ora giunta a dibattimento.

La Procura di Milano criticò l’apertura dell’indagine a favore di Berlusconi

Lannutti ha anche ricordato che la Procura di Milano «osò criticare» la decisione della Procura di Trani di avviare l’indagine per manipolazione del mercato, critica che riguardava la questione della competenza territoriale. Al dibattimento si sono poi costituite come parte civile, oltre ad Adusbef, anche Federconsumatori e Acu.
Il reato contestato di manipolazione del mercato riguarda cinque tra analisti e manager dell’agenzia di rating, accusati di aver fornito«intenzionalmente» – ed è questo il punto centrale – ai mercati finanziari, tra maggio 2011 e gennaio 2012, quattro report contenenti informazioni tendenziose e distorte sull’affidabilità creditizia italiana e sulle iniziative di risanamento adottate dal governo per «disincentivare l’acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne così il valore».
L’ultimo report sotto accusa è quello con cui S&P, il 13 gennaio 2012, decretò il declassamento del rating dell’Italia di due gradini (da A a BBB+).

L’ira del supermanager di S&P: falsità sul rating dell’Italia

Quel giorno due analisti senior di Standard & Poor’sEileen Zhang e Moritz Kraemer, che firmano il report sull’Italia scrivono che «c’è un elevato livello di vulnerabilità ai rischi di finanziamenti esterni». Un’affermazione che fa saltare sulla sedia Renato Panichi, responsabile per le banche di Standard &Poor’s, il quale invia una mail Zhang e Kraemer contestandogli aspramente le conclusioni e anzi facendo loro presente di aver capito fischi per fiaschi: «Attualmente – scrive Panichi ai due senior analist autori del report micidiale sull’Italia – è proprio il contrario, uno dei punti di forza delle banche italiane è stato proprio il limitato ricorso/appello ai finanziamenti esterni o all’ingrosso». Poi l’ultimatum: «Per favore rimuovi il riferimento alle banche!».
Quella mail ora è nelle mani del pm di Trani, Michele Ruggiero ed è alla base delle contestazioni che il magistrato ha mosso agli imputati: Deven Sharma, ex-presidente mondiale di Standard &Poor’s, Yann Le Pallec, responsabile per l’Europa, e gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer.

L’Ad Italia di S&P intercettato: i nostri analisti sono inadeguati

Ma c’è di più. E l’ha svelato al processo in corso a Trani il colonnello della Guardia di Finanza Adriano D’Elia che ha condotto le indagini per manipolazione del mercato su Standard & Poor’s. L’Agenzia di rating che ha crocifisso l’Italia con quel report «non ha personale adeguato a svolgere valutazioni sul debito sovrano», ha spiegato il colonnello della Gdf aggiungendo che, oltretutto, i giudizi rilasciati dalle agenzie di rating «non possono essere equiparati a delle opinioni perché sono utilizzati come atti di indirizzo per la Bce che valuta le garanzie per la concessione dei prestiti».
E a sostegno dell’ipotesi accusatoria sull’inadeguatezza del personale a valutare il debito sovrano, sono state indicate alcune intercettazione telefoniche agli atti del processo compiute nel 2011 anche a carico dell’Amministratore Delegato di Standard & Poor’s Italia Maria Pierdicchi. In particolare, è stata indicata una telefonata del 3 agosto 2011 tra Pierdicchi e l’allora presidente mondiale della società di rating, Deven Sharma, in cui l’Ad lamenta l’assenza in Italia di personale adeguato a svolgere valutazioni sul rating dell’Italia.

Ora tocca a Padoan e Prodi spiegare cosa accadde sul rating

Al dibattimento ha deposto anche l’ex-ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, mentre il ministro dell’Economia del governo Renzi, Pier Carlo Padoan deporrà nei prossimi giorni come testimone dopo che il Tribunale di Trani ha respinto un’eccezione della difesa: Padoan – che all’epoca dei fatti contestati era vicesegretario generale Ocse – secondo la difesa, in base al suo precedente incarico, godeva dell’immunità diplomatica e le sue dichiarazioni non potevano essere utilizzate in alcun processo.
Il Tribunale di Trani, sciogliendo una precedente riserva, ha inoltre deciso di essere competente per giurisdizione a trattare il processo a carico della società S&P, imputata ai sensi della legge sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.
Per la prossima udienza, non ancora fissata, saranno quindi citati anche Padoan e l’ex-premier Romano Prodi. Il pm Michele Ruggiero ha rinunciato invece all’audizione del governatore della Bce Mario Draghi e ha chiesto l’acquisizione delle dichiarazioni già fornite dal governatore nel corso delle indagini preliminari.