Lo dice anche Squinzi: «Renzi pensi prima agli italiani e poi agli immigrati»

Giorgio Squinzi non rientra certo nella categoria di quelli che Matteo Renzi apostrofa come “gufi”, che poi altro non sono che quelli che non “bevono” tutte le chiacchiere del premier. Ed è così: il presidente di Confindustria non è mai stato un “anti” a prescindere: se il suo pensiero non combacia con quello di Palazzo Chigi è solo perché non lo condivide. Prendiamo l’immigrazione: Renzi e il suo cechi magico si affannano a ripetere in tutte le salse che l’immigrazione è un dono di Dio, che l’apporto degli stranieri è fondamentale per la crescita della produzione e dell’economia e che chiunque osi pensare o affermare il contrario è solo uno che non ha capito nulla della globalizzazione e sotto sotto è pure razzista.

Squinzi: «La nostra disoccupazione è alle stelle»

Squinzi, che di crescita e di produzione, capisce un po’ più del premier la pensa esattamente all’opposto: «In questo momento non è l’immigrazione che può risolvere i nostri problemi. Abbiamo bisogno innanzi tutto di ridare lavoro agli italiani», ha sostenuto il leader della Confindustria per poi aggiungere: «Sarà una visione un po’ egoista ma cominciamo a ridare un futuro ai nostri giovani”. Il ragionamento di Squinzi è a dir poco lineare. Non si può definire una risorsa l’immigrazione quando «mi sembra di capire che la maggior parte (degli immigrati, ndr) ha come come destinazione finale altri paesi». Tanto più – ricorda Squinzi – che in Italia «abbiamo una disoccupazione al 13 per cento e quella giovanile è al 40 per cento».

Crescita dell’economia ancora bassa

Quanto al trionfalismo evidenziato dalle stime del governo su una crescita dello 0,9 per cento nel 2015, Squinzi non si  scalda più di tanto. «Sono dati statistici, per forza sono credibili. Poi possiamo discutere se ci basta una crescita dell’uno per cento».  Difficile che tanto scarso entusiasmo sia passato inosservato a Palazzo Chigi. Vedremo presto anche Squinzi nella lista dei “gufi”?