La Danimarca scrive ai siriani che vogliono espatriare: «Non venite qui»

Il governo danese – dal giugno scorso a maggioranza di centrodestra – ha fatto pubblicare sui giornali libanesi in arabo e in inglese un annuncio in cui di fatto sconsiglia ai profughi siriani in Libano di recarsi in Danimarca. L’annuncio, a firma del ministero dell’immigrazione danese, precisa che il nuovo governo di Copenaghen ha introdotto delle norme che riducono fino al 50% i sussidi ai profughi appena giunti nel Paese e che limitano le possibilità di ottenere il permesso di soggiorno. Nelle ultime settimane si è registrato un incremento delle partenze via mare dal Libano di profughi siriani verso la Turchia e la Grecia, con destinazione finale il nord Europa. Secondo l‘Onu, il Libano ospita oltre un milione di siriani su una popolazione totale che non arriva a quattro milioni. E mentre i “falchi” dei Paesi dell’Est minacciano l’Europa della solidarietà, mentre la Danimarca fa pubblicare un messaggio a pagamento sui principali quotidiani libanesi per sconsigliare i siriani dal mettersi in viaggio, Angela Merkel – che  ha aperto le porte della Germania al numero record di 500mila rifugiati l’anno – è decisa a far valere fino in fondo il suo peso politico a sostegno del piano Juncker, che prevede quote obbligatorie per la ripartizione intra-Ue dei profughi e multe – seppur leggere, lo 0,002% del Pil del Paese – per chi si chiama fuori. E se Berlino – per bocca del vice cancelliere Spd Sigmar Gabriel – ha aperto all’accoglienza di 500mila profughi l’anno, Madrid ha annunciato di essere pronta a ricevere i 14.931 rifugiati che Bruxelles intende assegnarle, e Parigi ha stanziato 10 milioni di euro di fondi di emergenza, il premier ungherese Viktor Orban ha ingaggiato invece nuovi operai per finire al più presto la barriera anti-migranti al confine con la Serbia.

La Danimarca, come Londra, gode della clausola di esclusione

I primi ministri ceco Bohuslav Sobotka e slovacco Robert Fico sono sulla stessa lunghezza d’onda del leader magiaro. Per loro, «qualsiasi sistema per quote obbligatorie sarebbe inaccettabile», come avevano scritto nel comunicato congiunto al termine della riunione di venerdì scorso. Del gruppo dei quattro di Visegrad la Polonia sembra invece aprire uno spiraglio: il premier Ewa Kopacz ha spiegato che il suo Paese «può accogliere più di duemila profughi, ma dietro alcune condizioni», tra cui quella di poter verificare che i richiedenti protezione siano davvero in fuga dalla guerra. Contrari alle quote sono anche Gran Bretagna e appunto Danimarca, che comunque beneficiano di clausole di esclusione. E mentre gli Stati Uniti – ha annunciato la Casa Bianca – stanno valutando come aiutare l’Europa ad affrontare l’emergenza, Peter Sutherland, rappresentante speciale dell’Onu per i migranti, ha ammonito proprio gli Usa e gli Stati del Golfo persico che non è sufficiente stanziare soldi per soccorrere i rifugiati siriani. Bisogna dare disponibilità all’accoglienza, che è arrivata per esempio da Cile, Brasile e Venezuela, con il presidente Maduro che ha offerto di ospitare 20mila siriani nonostante il Paese sia sull’orlo del default.