Dallo yogurt al latte: ecco tutti i cibi “taroccati” che arrivano in Italia

Yogurt “Valgardena” scritto rigorosamente in italiano, ma proveniente dalla Germania e diretto nel veronese, carote e cavolfiori in confezioni con i colori della bandiera italiana, diretti a Catania, con etichetta rimovibile pronte ad essere spacciate come italiane. Sono questi i prodotti truffa scovati al Brennero dove continua la mobilitazione di migliaia di produttori di Coldiretti. Al Brennero oltre al ministro per le politiche agricole Maurizio Martina sono giunti anche agricoltori ed allevatori da Sicilia, Sardegna, Emilia Romagna Marche, Umbria, Lazio, Puglia, Basilicata e Calabria. Presenti anche il sindaco di Verona Flavio Tosi e il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. Tra le decine di camion fermati con il sostegno di Polizia, Carabinieri dei Nas e Guardia di Finanza continua il flusso di prodotti provenienti dall’estero, molti dei quali senza etichettatura, pronti a diventare italiani, come i fiori recisi destinati anche alla Riviera Ligure, e tonnellate di patate contenute in enormi sacchi anonimi, ma anche intere cisterne di latte dirette ad una grande multinazionale straniera, dai grandi marchi, che opera in Italia.

Continua al Brennero la protesta dei produttori di Coldiretti

Sono questi alcuni dei prodotti – ricorda il presidente della Coldiretti Moncalvo – che si aggiungono alla “mozzarella fresca” di importazione, alle cagliate tedesche pronte a diventare formaggi italiani, alle pancette fresche con marchiatura illeggibile, alle verdure provenienti dalla Svezia, che Coldiretti aveva scoperto ieri al Brennero. E intanto è ‘sos prosciutti’, sottolinea Coldiretti. Dalle stalle italiane sono scomparsi seicentomila maiali dall’inizio della crisi, ‘sfrattati’ dalle importazioni di carne di bassa qualità dall’estero per realizzare falsi salumi italiani, “con il concreto rischio di estinzione per i prelibati prodotti della norcineria nazionale, dal culatello di Zibello alla coppa piacentina, dal prosciutto di San Daniele a quello di Parma, la cui produzione è calata del 13 per cento dall’inizio della crisi nel 2008”.