D’Alema a testa bassa contro Renzi: «Usa metodi stalinisti»

La rissosità dentro il Pd ci regala ogni tanto gustosi paradossi. L’ultimo è quello che viene da Massimo D’Alema. L’ex leader del Pci-Pds-Ds, erede diretto del vecchio partito dell’ortodossia togliattana-moscovita, accusa Matteo Renzi, a sua volta figlio della fu Dc, di “stalinismo“.  “Per ordine dall’alto è iniziato un linciaggio di tipo staliniano. Il Pd sta abbandonando molti valori della sinistra, ma non i metodi dello stalinismo”. D’Alema affida il suo sfogo ad una intervista pubblicata dal Corriere della Sera. Per lo storico esponente della sinistra italiana è l’occasione per togliersi un’infinità di sassolini dalla scarpa.

Vede nero, D’Alema, nel futuro del suo partito.  “È vero che in passato il centrosinistra ha conosciuto divisioni. Ma oggi si rischiano lacerazioni ben più drammatiche”. L’ex presidente del Consiglio parla di una “rottura sentimentale” tra il Pd e una parte degli elettori. Si tratta di “una cosa più grave di una rottura politica”, sottolineaD’Alema: una parte degli elettori di sinistra ha “rotto con il Pd, e difficilmente il Pd li potrà recuperare”. “Non lo dice un gufo; lo dice uno che resta nel Pd, seppur maltrattato. Sarebbe saggio cambiare tono. Perché c’è qualcosa in Renzi che va al di là delle scelte politiche; è proprio questo tono sprezzante e arrogante, verso le persone del nostro stesso mondo, verso la nostra stessa storia”.

D’Alema non ci sta alla rottamazione tout court della Seconda repubblica: “Rappresentare questi vent’anni come una lunga rissa in cui a un certo punto appare Renzi è una sciocchezza pubblicitaria. Al contrario, Renzi dovrebbe riconoscere quel che ha avuto in eredità”. Ad esempio l’Expo, “ereditato dal governo Prodi, senza avere il buon gusto di dire almeno grazie”, e poi “l’atteggiamento sgradevole nei confronti del suo predecessore, Enrico Letta“, che “ha messo in sicurezza il Paese”. Non manca una punta di amarezza. Vedere molti dei suoi collaboratori di un tempo schierati con Renzi fa a D’Alema un “certo effetto di tristezza”,  ma “anche questo appartiene al metodo staliniano: fare attaccare i reprobi dai vecchi amici, dai familiari”. Rischio scissione? “Mi occupo di politica internazionale – risponde -. Non ho problemi, non cerco cariche”. La legge elettorale, aggiunge, “è stata costruita per un Pd al 40%; oggi rischia di diventare una trappola mortale. Insomma, un attacco a tutto campo. Che la dice lunga sul rancore implacabile che monta dentro il Pd, un rancore malamente coperto dalla propaganda renziana. La polemica dentro la sinistra ha forse raggiunto  il punto di non ritorno. E sarà interessante vedere che cosa rimarrà della sinistra quando il bluff di Renzi si renderà a tutti evidente.