Così il clan degli Zingari paga i pusher: stipendio, percentuale e spese legali

Un fisso mensile di 400 euro, una percentuale sulle dosi di droga vendute ed il pagamento delle spese legali in caso di arresto. Erano queste le condizioni garantite ai pusher, una ventina in tutto, che spacciavano la droga per conto dell’organizzazione scoperta dalla Squadra mobile di Cosenza che ha arrestato 14 persone nell’operazione chiamata “Job Center”.
I particolari dell’operazione sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato i procuratori aggiunti della Dda di Catanzaro, Giovanni Bombardieri e Vincenzo Luberto, il procuratore aggiunto di Cosenza, Marisa Manzini, il questore, Luigi Liguori e il capo della squadra mobile, Giuseppe Zanfini.
Gli inquirenti hanno definito l’organizzazione «un vero e proprio ufficio di collocamento che offriva “lavoro” agli spacciatori».
Bombardieri ha evidenziato che si tratta di una «indagine importante perché emerge uno spaccato sulle attività di spaccio che avvenivano nel centro storico di Cosenza, riconducibile al clan degli Zingari. Il nome dato all’operazione è “Job center” proprio perché i pusher , minorenni compresi, venivano regolarmente stipendiati e ed erano stati organizzati per garantire uno spaccio costante e capillare.
I canali di rifornimento delle sostanze stupefacenti erano interni alla cosca stessa. Per la maggior parte la droga proveniva dalla zona di Cassano allo Ionio. Marisa Manzini ha ricordato che durante le indagini sono state compiute «attività di pedinamento e di intercettazioni telefoniche e ambientali, ma ci si è avvalsi anche delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e di alcuni acquirenti». Nel corso delle perquisizioni sono state sequestrate 660 dosi di eroina, 20 di cocaina e 80 di marijuana.