Corbyn, marxista e maschilista: niente donne nel governo ombra laburista

Jeremy Corbyn, neo leader del Labour, è proprio uno all’antica. Non solo vuole riportare le lancette dell’orologio laburista ai tempi della lotta di classe e del marxismo, ma intende tornare anche ai tempi in cui le cariche di responsabilità politica erano normalmente escluse alle donne. Insomma, la sua ascesa come leader della sinistra britannica rappresenta una vera e propria irruzione di Novecento (se non addirittura di Ottocento) nel secondo decennio del Duemila. È infatti polemica per l’esclusione di donne dai posti chiave del governo ombra laburista.  Corbyn sta ultimando il suo “team” nominando i suoi collaboratori, ma nel partito è già scontro sul maschilismo del suo leader.  E il Labour è scosso anche da una polemica sull’Europa.  Alcuni giornali parlano già di una fronda crescente guidata dalla minoranza più centrista, quella che rimpiange i tempi di Tony Blair.

Il  fatto più eclatante è stato il rifiuto da parte di Chuka Umunna, soprannominato il Barack Obama britannico, di far parte della squadra. Lo ha dichiarato lo stesso ex ministro ombra per le Attività produttive che ci sono differenze “su punti chiave” fra lui e Corbyn in fatto di politica europea. A partire dalla possibilità che il nuovo leader permetta di far campagna in favore di un voto per l’uscita dall’Ue nel referendum sulla “Brexit” che si deve tenere entro il 2017. Corbyn perde così un importante rappresentante moderato in un governo ombra che vuole essere il più possibile equilibrato fra le diverse anime del partito, proprio dopo le divisioni della campagna per l’elezione del segretario. Fra i più centristi della lista, l’ex candidato alla leadership Andy Burham occupa l’incarico agli Interni, Hilary Benn resta al suo posto agli Esteri e il blairiano Lord Falconer viene confermato alla Giustizia. Fra i più vicini alla piattaforma di sinistra di Corbyn spicca il nuovo Cancelliere dello Scacchiere ombra, John McDonnell.