Consob, la “longa manus” di Matteo Renzi sulle nomine dei commissari

Che cosa ne sarà della Consob? Verrà assorbita dalla Banca d’Italia, continuerà a mantenere la sua autonomia oppure finirà con essere parte della riforma più ampia e articolata delle Authority ? Il pendolo delle intenzioni del governo oscilla da una ipotesi all’altra. Intanto, giusto perché Renzi non smentisca la sua fama di “rottamatore” in servizio permanente effettivo, è iniziata la pratica della demolizione interna di chiunque non entri nella sfera dei suoi adulatori, non condivida il senso politico (ammesso e non concesso che ce ne sia uno) della battaglia per cambiare verso alle cose. Ovviamente, quando si toccano poteri e livelli delicati, il problema per i puritani alla Renzi è sempre quello di fare le scarpe a chi non appartiene alla propria parrocchia. Così anche il presidente Vegas, che fu parlamentare con Berlusconi e viceministro di Tremonti all’Economia, è entrato nel mirino. Eppure, la Consob, da quando Vegas è presidente, qualche cosa di buono ha fatto. Ha varato, per esempio, la Carta degli investitori e introdotto un arbitro finanziario sul modello della Banca d’Italia. Ha rafforzato il monitoraggio sulla vigilanza unica ed è intervenuta con esito favorevole agli investitori, contrastando condotte non corrette da parte di intermediari. Una azione di vigilanza che ha evitato in molti casi, come per la Fonsai, danni ai risparmiatori.

Consob, ancora non c’è chiarezza sulla riforma

Considerato che la Consob, istituita con legge 7 giungo 1974, n.216, è un’autorità amministrativa indipendente, dotata di personalità giuridica e autonomia, la cui attività è rivolta alla tutela degli investitori, all’efficienza, alla trasparenza e allo sviluppo del mercato mobiliare italiano, non c’è nulla da dire sul rafforzamento di quelle funzioni e di quei poteri operata da Vegas. Attenzione, qui non si vuole fare la difesa di ufficio di chicchessia. Nè sorvolare sulle vicende giudiziarie che in qualche modo lo hanno coinvolto. Esse riguardano nomine e promozioni interne effettuate al di fuori di procedure concorsuali. Ovviamente è tutto da accertare e spetterà alla magistratura verificare se ricorrano ipotesi di reato. Quel che preme evidenziare è l’affanno del governo nel riempire le due caselle mancanti di commissari e la sequela di bruciature di nomi che di volta in volta vengono proposti per restituire alla Consob il plenum (5 membri) necessario. Sono nomine che spettano a Renzi. Gli ultimi nomi spuntati sono stati quelli di Emilio Barucci e di Carlotta De Franceschi. Entrambi, però, in odore di conflitto di interessi, oltre ad essere tutt’altro che indipendenti dalla politica e dal mondo degli affari. La De Franceschi, guarda caso, è stata consulente del premier fino a qualche mese fa. Da Palazzo Chigi avevano assicurato che la selezione tramite bando pubblico  avrebbe garantito la selezione di commissari competenti e indipendenti. Peccato che nel bando non fossero indicati i relativi criteri di valutazione dei curriculum. Lasciando così una porta aperta ai desiderata di Renzi e alla sorda lotta interna tutta rivolta a togliere di mezzo chi non è gradito.