Il Consiglio di Stato respinge l’appello di Pizzolato che, per ora, resta in Italia

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello di Henrique Pizzolato, il banchiere brasiliano attualmente in carcere a Modena, che aveva impugnato in precedenza al Tar del Lazio il provvedimento di estradizione del ministro della Giustizia. Ex-direttore marketing del Banco do Brasil, Pizzolato era stato condannato in Brasile a 12 anni e 7 mesi per il giro di tangenti denominato “Mensalao“, la tangentopoli del 2005 che ha coinvolto anche diversi esponenti del governo Lula ed è stato interpretato anche come un processo “politico” nel Paese sudamericano. Pizzolato fuggì poi in Italia, dove venne arrestato a febbraio 2014, a Maranello, mentre si trovava da parenti.
A fine aprile scorso l’Italia attraverso il ministero della Giustizia ha dato il via libera alla sua estradizione in Brasile. Pizzolato ha però impugnato il provvedimento di fronte al Tar del Lazio, che però il 4 giugno si espresse a favore dell’estradizione, sottolineando le competenze strettamente ministeriali su questo fronte e affermando che il Brasile ha fornito garanzie diplomatiche sul regime carcerario.
Pizzolato ha impugnato quest’ultima decisione e il 15 giugno il Consiglio di Stato ha temporaneamente sospeso l’estradizione, in attesa di pronunciarsi nel merito e chiedendo garanzie supplementari. Ora la decisione definitiva con cui la Quarta sezione dà di fatto il via libera all’estradizione e ritiene sufficienti le garanzie fornite.
Contro il provvedimento per far rientrare in Brasile Pizzolato, perché sconti la pena in un carcere brasiliano, c’erano stati appelli, non ultimo quello del senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani, che aveva sollevato il problema delle condizioni carcerarie “disumane” in Brasile. Lo stesso Manconi, però, annunciò a luglio che per Pizzolato era stata presentata una richiesta di rinvio a giudizio in Italia, per il reato di falso, con fissazione dell’udienza preliminare per metà dicembre e questo, spiegò, ha l’effetto di bloccare per ora l’estradizione.