La Cina cerca di rassicurare i mercati: «Cresceremo del 7%»

La Cina cerca di rassicurare i mercati. L’economia del Dragone crescerà del 7% per i prossimi 4-5 anni. Lo afferma il ministro delle finanze della Cina , Lou Jiwei, al termine del G20, secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg. Lou si dice non preoccupato delle fluttuazioni di breve termine nell’economia.

In un momento difficile per l’economia mondiale, ancora in affanno per l’ultima crisi finanziaria, con bassi livelli di domanda aggregata per i tagli di investimenti e spesa in molte nazioni, lo stallo delle esportazioni in Paesi quali la Cina  non può certo sorprendere. Non solo. La caduta globale dei prezzi delle materie prime ha prodotto quella deflazione che ha portato Pechino ha reagire con la svalutazione dello yuan. E il rapporto cinese tra il debito e il PIL è lievitato non per via di un aumento del numeratore ma per la riduzione del valore nominale del denominatore – i prezzi in calo.

Di fatto, oggi l’attenzione si concentra soprattutto sul deprezzamento della valuta cinese. Ma si tratta di una semplice risposta del mercato a una sua precedente sopravvalutazione (l’interpretazione più ottimistica) o di una decisione strategica della Cina per dare impulso alle esportazioni in una situazione economica di deflazione e crollo della domanda? L’ultima ipotesi sarebbe certo più preoccupante.

Per rispondere a questa domanda dobbiamo esaminare innanzitutto alcuni fattori di base. Il tasso ufficiale di crescita della Cina nella prima metà del 2015, pari al 7% ha centrato esattamente l’obiettivo del governo. Fin qui, nessun motivo di seria preoccupazione. Ma la vera domanda è da dove provenisse la sua crescita precedente. Negli ultimi anni la crescita cinese non era trainata dalle esportazioni, bensì dagli investimenti, ai quali va ascritta, anno dopo anno, più di metà della crescita nel periodo 2004  –  2014. Ora, nel primo semestre 2015 la crescita degli investimenti in asset fissi è stata la più bassa registrata in Cina dal 2000 ad oggi. Il motivo va ricercato soprattutto nella contrazione degli investimenti in campo immobiliare, dovuta a un’offerta in eccesso, con numerosi appartamenti invenduti.