Cibi etnici a mensa? I genitori insorgono: ridateci gli spaghetti

I cibi etnici nelle scuole destano più di qualche contrarietà tra i genitori. Sarà che nella classifica del gradimento il culto esterofilo risulta in netto calo. Sarà che gli italiani sono un popolo di santi, poeti e degustatori. Sarà che dopo un anno “sperimentale” in cui a ragazzini in età scolare è stato propinato di tutto, di più – dagli hot dog americani ai felafel mediorientali – fatto sta che i genitori, già messi a dura prova dal caos generato dalla Buona Scuola prima ancora che l’anno scolastico cominci, tornano a storcere il naso all’idea del secondo capitolo del multuculturalismo culinario nelle mense.

Cibi etnici: il no dei genitori

Secondo un’analisi Coldiretti/Ixé, infatti, anche se il 43% si dice favorevole all’excursus gastronomico, 1 italiano su 4 è contrario comunque alla distribuzione dei cibi etnici nelle mense scolastiche. Con l’inizio dell’anno scolastico il tema delle mense torna a farsi sentire con oltre la metà degli studenti fino a 13 anni che pranza a scuola. Il 35% dei genitori contrari ha paura che i bambini non gradiscano il cibo, mentre il 61% ritiene semplicemente che la cucina italiana sia la migliore del mondo. Al contrario – continua il report della Coldiretti – tra i favorevoli ai cibi etnici, l’86% sottolinea l’importanza di avvicinarsi e conoscere nuove culture. Non solo: secondo l’indagine Coldiretti il 52% degli italiani considera il costo adeguato, mentre per il 25% è eccessivo. Ma la situazione è meno netta sul piano della valutazione della qualità, che per il 23% è positiva, per il 42% appena sufficiente e per il 20% decisamente negativa.

La qualità delle mense

E con le mense e i loro discussi menù, autoctoni o meno, torna anche il tema delle abitudini alimentari e dell’impegno della scuola italiana sulla qualità del sistema nutrizionale che – sempre secondo la Coldiretti – il 35% dei genitori giudica insufficiente. Secondo alcuni dati, infatti, i bambini in sovrappeso sono oltre i 20% e quelli obesi quasi il 10%, su un campione di età compresa tra gli 8 e i 9 anni. Un segno dei tempi che fotografa una situazione figlia di cattive abitudini alimentari e di una mancanza di educazione gastronomica, doppiamente deprecabile in un paese come il nostro. E anche su questo fronte la riforma della scuola voluta e tanto propagandata da Renzi non colma una lacuna imperdonabile: quella della formazione di giovani gourmet, o comunque di futuri consumatori consapevoli, sui principi della sana alimentazione: un argomento ancora poco pedagogizzato, sebbene assai strumentalizzato…