Il centrodestra accende i riflettori sui sindaci. A Roma in pole position Giorgia Meloni

Motori avanti tutta. Nelle ultime ore, complice il palcoscenico di Atreju che da anni apre la stagione politica, il centrodestra è tornato a farsi sentire in un intreccio di dichiarazioni a distanza nel segno dell’opposizione a Renzi. A cominciare dalla partita delle candidature alle prossime amministrative. Se Paolo Del Debbio, conferma il suo no alla sfida milanese preferendo continuare a fare il giornalista che fa parlare «la gente» («Perché non mi voglio candidare? Perché non voglio andare in quelle trasmissioni del cazzo come Quinta Colonna.), Matteo Salvini e Giovanni Toti caldeggiano Giorgia Meloni per la sfida capitolina contro Ignazio Marino.

Meloni in pole position

Il numero uno della Lega e l’uomo-immagine di Forza Italia guardano alla leader di Fratelli d’Italia come all’unico cavallo di razza in grado di azzoppare la sinistra capitolina. E lo dicono espressamente dal salotto domenicale di Barbara D’Urso. La doppia investitura è arrivata proprio nel corso della trasmissione Domenica live, su Canale 5. Dopo la diretta, Salvini ribadisce il concetto  via Twitter: «A Roma si voterà il prima possibile, spero. Marino è assolutamente inadatto a fare il sindaco. Giorgia Meloni a Roma farebbe di sicuro molto meglio di Marino…». Toti, che proprio dal palco di Atreju aveva ironizzato sull’autocandidatura di Alfio Marchini, ha aggiunto: «Personalmente Giorgia, che oltre a essere un’amica e un’alleata politica, a me andrebbe benissimo, dopo di che è chiaro che non decido io ma il partito». La cautela è d’obbligo quando c’è di mezzo l’uomo di Arcore (ospite anche lui della kermesse nazionale dei giovani di Fratelli d’Italia) che, come è noto, non gradisce le primarie né le candidature dal basso.

Un trappolone?

Dal suo canto la Meloni non si sbilancia e frena gli entusiasmi («calma, siete andati molto avanti»). In collegamento esterno con Domenica live ha risposto scherzando in romanesco: «A Roma si dice “me state a mette in mezzo”’. Vi voglio bene, poi ne parliamo. Tecnicamente si chiama  “un trappolone”…”. Poi si è fatta seria: «Vorrei tanto che il prossimo sindaco fosse romano, perché se questa città non l’hai vissuta non la puoi capire fino in fondo. Vedo tante persone che se ne occupano e romane non sono. Roma ha soprattutto un bisogno disperato di recuperare orgoglio di sé. Spero che il prossimo sindaco della Capitalem indipendentemente dal partito che lo candida – ha concluso la Meloni – sia un romano perché i romani non hanno bisogno di farsi mandare gente da fuori». Per ora la leader di Fratelli d’Italia è concentrata sulla piazza e lancia la data del 2 dicembre (a dieci anni  dalla manifestazione imponente che di fatto mandò a casa un altro tragico governo, quello di Prodi) per una grande mobilitazione popolare che coinvolga tutti i protagonisti del centrodestra, nessuno escluso.