Catalogna, dopo la vittoria separatista l’Europa teme l’effetto domino

“La Catalogna ha sempre avuto due anime, le chiamiamo seny e rauxa, il senno e l’impeto. Molto a lungo ha prevalso la moderazione, ora è chiaro che è preponderante l’aspetto più istintivo della popolazione”. Joan Botella, decano di scienze politiche all’università autonoma di Barcellona, in una intervista a la Stampa, analizza in profondità le ragioni del voto che ha scosso la Spagna e sta creando preoccupazioni a Bruxelles e nel resto d’Europa. Dopo la netta vittoria degli indipendentisti che hanno vinto ottenendo la maggioranza assoluta dei seggi nel Parlamento di Barcellona senza raggiungere il 50% dei voti, si disegnano scenari drammatici. Anche se non mancano gli inviti alla prudenza e c’è chi ,come lo stesso Botella, è convinto che dopo l’inevitabile accentuarsi delle tensioni tra il governo di Madrid e la regione catalana, prevarrà la moderazione da entrambi i lati. Fatto sta che ora il parlamento di Barcellona dichiarerà aperto il processo verso l’indipendenza. Anche se nessuno è ancora in grado di dire come, sulla base di quali norme e procedure, con quali reazioni da parte di Madrid. Il rischio che l’asprezza dello scontro prenda la via delle carte bollate e dei ricorsi in sede costituzionale è concreto. Ridurre però il voto delle Catalogna a questione meramente spagnola rischia di sminuirne la portata. Se è prevalsa l’anima “impetuosa”della popolazione, come dice Botella, le ragioni vanno individuate anche nella crescente spinta autonomista che da qualche tempo agita il Continente. Il referendum scozzese di alcuni mesi fa ha fatto da apripista, ha generato fiducia e offerto vigore ai movimenti autonomisti annidati in vari parti dell’Europa. Dai Paesi Baschi, alla Slesia, dalle Fiandre alla Baviera.

Catalogna, i commenti contrastanti dei giornali spagnoli

Dietro quella spinta si nasconde un malessere diffuso e profondo in un’Europa che continua a balbettare, ingolfata dalla crisi, imbrigliata dal rigorismo, priva di identità e bancocentrica. Tutto fattori che stanno facendo crescere nella gente rabbia, pulsioni separatiste, orgoglio nazionalista.Un problema finora sottovalutato, ma che mina la stessa capacità di coesione europea, la mette in pericolo, la espone a fratture difficili da sanare. Nel commentare i risultati delle elezioni catalane i giornali di Madrid e Barcellona si dividono. A Madrid, ‘Gli indipendentisti vincono le elezioni e perdono il plebiscito’ titola El Pais. ‘La maggioranza dei catalani dice no all’indipendenza’, replica El Mundo. ‘La Catalogna non vuole andare via’ ritiene anche Abc e La Razon afferma che ‘Mas non raggiunge i suoi obiettivi’. La stampa madrilena si è schierata apertamente durante la campagna, come l’establishment politico spagnolo, contro l’indipendenza. A Barcellona il titolo a tutta prima pagina di La Vanguardia è ‘Il si’ si impone’, mentre un enorme ‘Ascolta, Europa!’ occupa la copertina di El Punt Avui. Sul conteggio dei voti pro e contro l’indipendenza è intervenuto il capolista della piattaforma Podemos-Verdi ‘Catalonya si que es Pot’ Lluis Rabell, che ha chiesto che il suo 10%, con 11 seggi, non sia contabilizzato né con il ‘si” né con il ‘no’. Rabell ha ricordato che la sua lista è formata da indipendentisti e da non indipendentisti. Le due liste secessioniste, ‘Junts Pel Si’ di Mas (62 seggi) e quella della Cup (10) hanno ottenuto insieme 72 seggi nel nuovo parlamento con il 47% dei voti. La formazione del nuovo governo catalano si annuncia potenzialmente travagliata in quanto la Cup, sinistra radicale, ha detto finora di non volere eleggere il centrista Mas presidente e di preferire un altro esponente più a sinistra della sua lista, come il capolista Raul Romera. Mas , da parte sua, ha detto che intende arrivare all’indipendenza in 18 mesi malgrado la finora durissima opposizione del governo di Madrid.