Berlusconi torna statista: «Contro l’Isis occorre una coalizione internazionale»

12 Set 2015 13:07 - di Niccolo Silvestri

Sarà l’aria della Crimea o la vicinanza con Vladimir Putin, fatto sta che il Silvio Berlusconi che dalla Crimea raggiunge telefonicamente la convention di Forza Italia organizzata al Palazzo della Fonte di Fiuggi da Antonio Tajani sembra lontano anni-luce dal Cavaliere meditabondo e solitario consegnatoci dalle cronache degli ultimi mesi. Si potrebbe quasi esclamare «arieccolo!» se non fosse che da sempre l’ex-premier si diverte a sbugiardare chiunque si sia azzardato ad annunciarne le mosse.

Il Cavaliere telefona alla “convention” forzista di Fiuggi

Sia come sia, è un fatto che Berlusconi è tornato a parlare sul ruolo dell’Europa, sui temi dell’immigrazione e dell’offensiva del terrorismo islamista ad statista ergendosi ben oltre il recinto degli urlatori e il salottino delle buone intenzioni in cui sono soliti discutere i leader del “concertino” europeo. Senza accodarsi ai primi e guardandosi bene dall’intrupparsi con i secondi, Berlusconi ha voluto prendere il toro per le corna chiamando le cose con il loro nome, senza reticenze e senza prudenze diplomatiche: «Se non saremo capaci di respingere offensiva islamista – ha spiegato – non riusciremo neanche a risolvere il drammatico problema dell’immigrazione. Serve una grande coalizione contro la violenza del male». Lo scenario disegnato dal Cavaliere è a dir poco impegnativo per il mondo libero, in particolare per l’Europa. I fuochi di guerra sono accesi ovunque nel Mediterraneo e ovunque – è il suo ragionamento – «bisogna intervenire». Innanzi tutto l’«Iraq con il califfato», per passare poi alla Siria «con 5 milioni di persone già emigrate» e infine la Libia, dove «ci sono già, chi dice 30-50mila vittime, in seguito a guerre fra tribù, con un milione di libici espatriati in Tunisia. Il problema immigrazione è enorme». Dire Libia equivale a rievocare la sciagurata missione francese anti-Gheddafi, le cui conseguenze le paghiamo ora con la disintegrazione di uno Stato che comunque la sua parte per contenere gli esodi biblici la svolgeva. «Ero riuscito a convincere l’Europa a partecipare a iniziative economiche – ricorda Berlusconi -. L’egoismo di alcuni Paesi, la cecità di altri, ha fatto crollare quel progetto».

Berlusconi: «Bloccare i barconi in Libia»

E l’Europa? «Non può voltare la testa da un’altra parte, le radici cristiani ci impongono solidarietà». Il Cavaliere ha le idee chiare: «Dobbiamo investire per i campi di accoglienza in quei Paesi». Ma soprattutto «bisogna intervenire in Libia per bloccare le organizzazioni trafficanti di essere umani con blocco imbarcazioni». Infine, la promessa: «Dirò tutto questo, con più precisione, ai capi dei governi del Ppe in occasione del congresso di Madrid il 21 e 22 settembre. Sono qui convinto di essere nel giusto – ha concluso – perché sto lavorando per contribuire alla nascita di una grande coalizione internazionale per sconfiggere l’Isis».

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