Afghanistan, kamikaze talebani attaccano e liberano oltre 350 detenuti

Oltre 350 detenuti afghani, quasi la metà considerati “molto pericolosi”, hanno ritrovato oggi la libertà in Afghanistan al termine di un attacco notturno sferrato da un gruppo di kamikaze talebani, accompagnati da decine di altri combattenti, al carcere centrale della provincia sud-orientale di Ghazni. L’operazione, ha reso noto in un comunicato il portavoce dell’Emirato islamico dell’Afghanistan, Zabihullah Mujahid, è cominciata alle 2 di notte locali quando un attentatore suicida si è fatto esplodere all’ingresso della prigione, permettendo a quanti lo accompagnavano di penetrare al suo interno. Contemporaneamente, come hanno rivelato responsabili locali, i talebani hanno attaccato diversi obiettivi sia a Ghazni City che in altri dipartimenti della provincia, in modo da tenere impegnate le forze militari governative. Per quanto hanno potuto gli agenti della polizia in servizio a protezione del centro di detenzione hanno opposto resistenza, ma al termine di tre ore di combattimenti i miliziani integralisti islamici sono fuggiti portando con loro 352 detenuti, molti dei quali militanti talebani. Di questi, hanno detto alla tv afghana Tolo responsabili locali, almeno 148 sono “elementi molto pericolosi per la sicurezza dell’Afghanistan”. Il bilancio finale dello scontro, si è appreso ufficialmente, è stato di tre insorti e dieci agenti della sicurezza morti e vari altri feriti nelle due parti. La notizia della fuga in massa dei detenuti ha suscitato sgomento a Kabul e in gran parte dell’Afghanistan, ma anche numerose critiche da parte di parlamentari della Wolesi Jirga (Camera bassa del Parlamento), che hanno chiamato in causa il ministero dell’Interno per la pressochè nulla efficacia del sistema difensivo della prigione. E a versare benzina sul fuoco ci ha pensato il parlamentare eletto a Ghazni, Ali Akhbar Qasimi, rivelando che “il governo aveva ricevuto in anticipo informazioni su un possibile attacco dei talebani”. Il deputato ha quindi stigmatizzato l’accaduto chiedendosi “come può tale governo difendere il Paese se non è in grado di proteggere la sicurezza di una sua singola prigione”. Ma il capo del Consiglio provinciale di Ghazni, Khaliqdad Akbari, dopo aver visitato il luogo dell’incidente, ha preferito puntare il dito accusatore contro la polizia che “è la vera responsabile di quanto accaduto”. “Speriamo – ha concluso – che il ministero dell’Interno si mobiliti urgentemente per fornire equipaggiamento e migliori strutture alla polizia di Ghazni”. Chiamato ripetutamente in causa, il ministero dell’Interno ha pubblicato un comunicato che ha sostanzialmente confermato la dinamica dell’attacco, precisando che 82 detenuti sono rimasti nel carcere e che altri tre sono stati ricatturati nelle ore successive al blitz.