Addio a Franco Interlenghi, simbolo del neorealismo con “Sciuscià”

L’attore Franco Interlenghi è morto all’età a 83 anni. Nonostante l’età, il suo volto rimane quello di un quindicenne in una delle scene più intense del suo film d’esordio, “Sciuscià”. Interlenghi non doveva fare l’attore, De Sica lo aveva trovato sulla strada scegliendolo per la spontaneità e l’immediatezza: ma proprio queste doti gli diedero entusiasmo e determinazione, proiettandolo rapidamente nel piccolo olimpo dei “giovani e belli” della nuova generazione d’attori, lontana dai cliché e dalla formazione accademica. Così, appena tre anni dopo, Luciano Emmer lo vuole per “Domenica d’agosto” e gli consegna le chiavi della celebrità, ma ne scolpisce anche uno stereotipo che lo accompagnerà a lungo durante una carriera che divenne felicissima nei primi anni ’50. Lo scelgono Soldati (“La provinciale”), Fellini (“I vitelloni”), Antonioni (“I vinti”), Bolognini (“Gli innamorati”) tra il ’51 e il ’53 quando passa da un set all’altro, conteso perfino dalle grandi produzioni straniere che sbarcano nella Hollywood sul Tevere. Interlenghi Diventa così popolare che a scorrere la sua filmografia dei tempi d’oro si potrebbe farne un compendio del cinema italiano degli anni ‘oro, tra kolossal in costume (“Fabiola”), commedie popolari (“Don Camillo”), farse (“Totò, Peppino e i fuorilegge”), film storici (“Addio alle armi”), musicarelli (“Canzoni di mezzo secolo”), racconto sociale (“Processo alla città”).

A cavallo del decennio successivo Interlenghi è ancora il volto preferito di Rossellini (“Il generale della Rovere”) e Bolognini (“La notte brava”). Ma Franco Interlenghi non è più un ragazzo e dà inizio a una nuova carriera, segnata dalla professionalità costruita da solo come caratterista di spessore. Così lo si ritrova prima al cinema e poi in televisione con un fulgido intermesso teatrale a cui lo aveva iniziato, già nel 1949, Luchino Visconti portandolo al centro del suo “Morte di un commesso viaggiatore”. Ed è in tv che una nuova generazione di spettatori lo scopre o lo ritrova dagli anni ’80 in avanti fino alle recenti apparizioni in serie di successo come “Il maresciallo Rocca” o “Don Matteo”, dando la battuta con esperienza ormai consumata a Luigi Proietti o Terence Hill. Così si scopre che perfino i trentenni d’oggi conoscono il nome di Interlenghi  e magari lo riconoscono quando su qualche tv scorrono ancora le intense immagini di “Sciuscià”. Perché la forza tranquilla di Interlenghi stava nello sguardo: lucido, sobrio, intenso e mai manierato, proprio come il cinema che lo aveva scoperto e che ne aveva fatto un divo della porta accanto.