Le mille facce di De Magistris: Napoli ha a che fare con un sindaco juke-box

La parabola discendente di De Magistris – ex pm, ex europarlamentare e (a breve) ex sindaco di Napoli – riserva ancora qualche colpo di coda degno di nota. Nelle consuete esternazioni ferragostane, traccia un suo ennesimo identikit politico che, a una prima lettura, lascia un tantino spiazzati: parte dicendo di condividere molte battaglie grilline; prosegue sottolineando un certo interesse per ciò che avviene a sinistra; precisa che guarda a un modello che, però, sarebbe riduttivo definire di sinistra; chiude evidenziando i suoi buoni rapporti anche con la destra (con chi, in particolare?) e definendosi un borghese.

De Magistris: similgrillino, borghese e cattolico a seconda dei gusti

Esatto. Parte similgrillino e, dopo dieci righe di intervista, ce lo ritroviamo borghese. E no, per favore, non andate con la mente a cercare citazioni letterarie (“Uno, nessuno e centomila” di Pirandello, “La fattoria degli animali” di Orwell) e cinematografiche (“Un borghese piccolo piccolo”, di Monicelli), perché sarebbe troppo (o, forse, troppo poco, visto che ci troviamo di fronte a un personaggio reale, e non di fantasia!). Probabilmente basta citare semplicemente una canzone di Mina: “Sono come tu mi vuoi”. Perché, la questione è tutta qui: dopo 4 anni di amministrazione, De Magistris, oltre ad aver portato il comune sull’orlo del default finanziario, alzato le tasse al massimo e azzerato i servizi, ha litigato con tutti: governi, regione, partiti, intellettuali, compagni di viaggio della prima ora… E dunque ora, abbandonato da tutti (meno che dal fratello “a titolo gratuito”), non gli resta che appellarsi ai napoletani, dicendo di essere qualsiasi cosa vogliano, pur di avere il loro voto.

Ecco come cambia De Magistris

È un sindaco juke box: chiedete e vi accontenterà. Non serve il gettone, ma solo la prospettiva di una croce sulla scheda elettorale. Volete un De Magistris anarchico? Eccolo giustificare occupazioni abusive di immobili da parte dei centri sociali e collettivi. Lo volete sceriffo? Ecco che parla di sicurezza e regole.Lo volete cattolico? Eccolo in fila a baciare la teca di San Gennaro. Lo volete laico? Eccolo in bella posa al gay pride. Insomma è come voi lo volete. O, almeno, dice d’esserlo. E sarà così fino alle prossime elezioni di primavera. Confidando nella memoria corta di chi già l’ha votato e se n’è subito pentito, visto che non ha realizzato nulla, nulla, nulla di quanto promise nel 2011. Purtroppo per lui ne ha combinate talmente tante che dimenticarle sarà impossibile. Questa volta neppure un’amnesia collettiva potrà salvarlo.
E allora, nella speranza che questi ultimi mesi di devastazione amministrativa passino senza lasciare ulteriori danni irreversibili alla cittá, un consiglio al sindaco juke box lo diamo noi: rovistando tra i cassetti provi a tirare fuori, tra le cose dimenticate e sgualcite, quella obbrobriosa bandana arancione. Potrebbe tornare utile, quantomeno per proteggersi da altre insolazioni estive. Eviterà ulteriori elucubrazioni da commedia all’italiana di second’ordine.