È ufficiale, quello della Boschi fu uno spot: 150 bimbi ancora fermi in Congo

Ricordiamo tutti le facce stanche ma sorridenti, il 28 maggio 2014, del ministro Maria Elena Boschi e di 31 bambini congolesi adottati da famiglie italiane, all’arrivo a Roma provenienti da Kinshasa. L’intervento del premier Matteo Renzi era riuscito a sbloccare una situazione in stallo da molto tempo a causa della decisione delle autorità della Repubblica Democratica del Congo di sospendere il rilascio del nullaosta che consente ai bimbi adottati di uscire dal Paese. Fu una giornata di festa per 24 famiglie e 31 bambini, ma l’incubo non è finito per altri 150 piccoli congolesi già adottati da tempo, che sono ancora bloccati nel Paese africano. La situazione è stata denunciata, in una conferenza stampa alla Camera dei deputati, da alcune delle famiglie coinvolte. Da quel 28 maggio dell’anno scorso, nonostante le promesse di risolvere la situazione anche delle altre famiglie adottive (circa 130) in attesa di abbracciare i loro figli, non è successo nulla. E quello che più preoccupa questi genitori, come hanno raccontato, è proprio la totale assenza di notizie. Sono 22 mesi che la Rdc ha sospeso le uscite dei bambini già adottati – fatta eccezione per i 31 portati a casa dalla Boschi – a causa di «irregolarità» nelle procedure che però, come riferito dalle stesse autorità di Kinshasa, non riguardavano l’Italia. «Se così è, perché allora non lasciano partire i nostri figli?», è il grido di dolore lanciato oggi da alcune delle famiglie coinvolte in questa attesa senza fine. Una domanda alla quale non è giunta alcuna risposta: «Si parla di accordi bilaterali con la Rdc, ma perché nessuno ci informa? Questo silenzio è avvilente».

Da 22 mesi i bambini del Congo sono bloccati

«In 22 mesi abbiamo scritto ripetutamente sia al premier Renzi che alla Commissione adozioni internazionali (Cai), ma per tutta risposta abbiamo ricevuto sei mail in cui ci chiedevano di avere pazienza ed evitare iniziative mediatiche. Abbiamo incontrato una volta la Cai, mesi fa, e ci ha rivolto analoghe richieste. Nessuna informazione sullo stato di un’eventuale trattativa, nessuna spiegazione sul motivo per cui i nostri figli sono ancora in orfanotrofio» ha detto una mamma. L’ultima mail è arrivata alle famiglie il 28 luglio scorso e “chiedeva ancora una volta di avere pazienza, perchè tutti stanno lavorando senza sosta per arrivare a un risultato positivo». Ai genitori è stato ribadito di evitare iniziative mediatiche «che potrebbero far saltare le diplomazie in atto», ma alcune famiglie hanno deciso di denunciare il silenzio e di chiedere al governo di attivarsi per una soluzione. «Siamo solo uomini e donne con figli che vvono lontano senza l’affetto di una mamma e di un papà, ci sono alcuni di noi che non hanno notizie dei loro figli da otto mesi» hanno spiegato. A chiedere al governo di farsi carico della vicenda è anche il deputato di Forza Italia Cosimo Latronico, che ha organizzato la conferenza stampa e che parla di “sostegno trasversale” da parte di tanti parlamentari a quella che definisce «una causa umanitaria e non politica».