Trappola mediatica per il soldato israeliano provocato dai palestinesi

Un controverso video sulle violenze in Cisgiordania, diventato virale sul web, scatena le polemiche. Nelle immagini, un ragazzino palestinese con un braccio ingessato viene bloccato duramente da un soldato israeliano, nel villaggio di Nabi Saleh, in Cisgiordania. Poco dopo, un gruppo di palestinesi, incluse diverse donne e una ragazzina si scagliano sul militare, aggredendolo. La giovane, di circa 15 anni, finisce col mordere il soldato. A questo punto, il comando israeliano decide di soprassedere e sospendere il fermo del ragazzino, di cui in precedenza era stato deciso l’arresto, «perché lanciava sassi contro i militari». Il tutto si è svolto davanti a operatori e fotografi dei media internazionali. Il britannico Daily Mail, pubblicando foto e video della vicenda esprime «dubbi1 sull’autenticità della scena, e accusa i palestinesi di «aver orchestrato» l’aggressione.
In particolare, si spiega, la ragazzina che morde il soldato a una mano «è Ahed Tamimi» la teenager ribattezzata nel 2012 la “piccola pasionaria” palestinese, quando divenne celebre per essere stata ripresa mentre si lanciava a pugni chiusi contro una pattuglia israeliana in Cisgiordania. Tanto celebre che il presidente turco Recep Tayyp Erdogan le consegnò il «Premio Handala» per il coraggio. E’ figlia di attivisti palestinesi nel villaggio di Nabi Saleh, «in passato finiti in carcere per aver istigato i giovani a lanciare pietre contro i soldati e organizzare marce senza permesso», scrive ancora il Daily Mail. I blogger israeliani l’hanno ribattezzata “Shirley Temper“, “Shirley la furia”, e la definiscono una “Pallywood star“, un termine coniato da Richard Landes per descrivere le presunte manipolazioni dei media da parte palestinese. Il portavoce dell’Esercito israeliano ha confermato che la vicenda si è svolta nell’ambito di violenti scontri, e che il ragazzino con il braccio rotto lanciava sassi contro i militari. Dopo l’intervento delle donne e della ragazzina, «è stato deciso di non procedere al fermo».