Le sparate di Galantino sui clandestini hanno spaccato il mondo cattolico

C’è grande divisione all’iterno del mondo cattolico, a causa delle parole di Monsignor Galantino sui clandestini, alla vigilia del Meeting di Rimini, la consueta kermesse di Comunione e Liberazione che si è sempre proposta come luogo di confronto aperto fra le varie anime della cultura cattolica. A partire dal 20 agosto – si chiede “Il Mattino” – quale dibattito ne verrà fuori? L’interrogativo è d’obbligo, a maggior ragione se i voti del movimento cattolico appaiono in libera uscita dopo le défaillances di Roberto Formigoni e Maurizio Lupi e soprattutto dopo che nell’agenda del Meeting si scorge nell’elenco dei partecipanti tale Mattia Fantinatì, deputato Cinque Stelle eletto nel Veneto.

Anche i grillini presenti al meeting di Comunione e Liberazione

Per Luigi Amicone, fondatore e direttore del periodico Tempi, uno degli intellettuali di riferimento del movimento cattolico CL, «bisogna decisamente uscire dalle polemiche. Ha ragione Salvini – dice Amicone – quando rappresenta il disagio della gente, che subisce una forma di invasione nel proprio quotidiano, e ha ragione Galantìno, quando sollecita la necessità di un intervento umanitario». Come? Per Amicone il tema deve interrogare governo e parlamento: «Di fronte a questa emergenza straordinaria il nostro governo deve mettere in campo per forza un’ iniziativa che punti a distinguere i profughi dai migranti. Non si può più andare avanti citando le responsabilità dell’ Europa. Anche perché è necessario mandare un messaggio chiaro agli schiavisti, che ormai hanno compreso d’avere creato un corto circuito dal quale loro traggono ogni vantaggio, sia in termini di danaro sia in chiave destabilizzatrice del Paese».

Anche i cattolici di sinistra prendono le distanze da Galantino

«Al di là dei toni sguaiati della Lega, ho visto davvero fùoriluogo molte repliche alle parole di monsignor Galantino, come se gli interventi di un vescovo possano essere inquadrati nella logica del rapporto tra partiti o di equilibri di governo. Ma non è così. Galantino ha detto quelle cose per aprire gli occhi della politica sopra un fenomeno che fatica a capire e a gestire, non solo in Italia ma anche in Europa». Prosegue Dellai: «Non è più possibile che servano due o tré anni per stabilire se ad un migrante possano essere riconosciuti i diritti di profugo oppure no».