Slovacchia, svenduto un capolavoro del Bernini smarrito 120 anni fa

Uno scandalo scuote in questi ore il ministero della Cultura slovacco dopo l’incredibile “svendita” all’asta di un capolavoro del Bernini: il busto in marmo di Paolo V del 1621 del quale si erano perse le tracce dal 1893 (a seguito di un’asta di opere d’arte della collezione Borghese, tenuta nella Capitale). Proprio così. L’opera barocca del Bernini, dal valore inestimabile,  è stata venduta all’asta lo scorso dicembre a Bratislava al prezzo di partenza di 24mila euro. A commettere il madornale errore di valutazione dell’opera è stato il perito slovacco che, non riconoscendo l’originale, l’ha dichiarata «una replica». Dopo l’asta, il ministero della cultura di Bratislava, “quindi”, ha rilasciato il permesso di esportazione e il capolavoro italiano, dopo un soggiorno a Londra, ora è esposto al Getty Museum di Los Angeles, che lo ha acquistato al prezzo di 30 milioni di euro.

Il Bernini ritrovato

Il ministro della cultura Marek Madaric, finito nella bufera, ha sporto una denuncia penale e la responsabile del rilascio del permesso di esportazione del capolavoro dello scultore italiano è stata licenziata. Non si esclude che possa trattarsi di corruzione. «Siamo un paese corrotto. Per benefici personali siamo pronti a vendere la madre», ha detto al quotidiano Dennik N Magda Vasaryova, ex attrice e diplomatica slovacca.

Un anno fa l’opera rintracciata

A rintracciare lo scorso anno alla periferia di Bratislava il busto di Paolo V, definito da Alexander Kader della Sotheby’s  «un originale estremamente prezioso», è stato il direttore del Museo del Barocco e conservatore di Palazzo Chigi di AricciaFrancesco Petrucci. Lo studioso venne contattato da un collezionista privato di Bratislava per un giudizio sulla supposta autografia berniniana del busto, che aveva acquistato il 23 settembre del 2014 presso la casa d’aste Soga della capitale slovacca, al ridicolo prezzo di 47mila euro. Dopo averlo esaminato – racconta lo stesso Petrucci – «rimasi colpito dalla straordinaria qualità e dalla forza espressiva del ritratto, di indiscutibile autografia berniniana, riscontrandone la coincidenza con quello perduto di provenienza Borghese». La sola cosa che resta ancora da scoprire è la destinazione originaria del busto, perché la sua presenza alla Galleria Borghese è documentata dal 1650. Si suppone possa essere stato ospitato prima a Palazzo Borghese, magari in una nicchia della biblioteca, come avvenne per i ritratti di Urbano VIII e Clemente X.