Sindacalisti pieni di soldi e carrieristi: la Cgil e la Cisl si tappano la bocca

C’è chi evoca Pierre Carniti per dipanare le ombre di una “questione morale” nel mondo sindacale. Ma c’è anche chi, dall’interno, non ha proprio mandato giù questa storia di maxi stipendi e di pensioni d’oro per chi ha rivestito responsabilità di vertice nel mondo sindacale. “La storia dei mega-stipendi non la conoscevo. Ho cominciato ad incuriosirmi quando è scoppiato il caso della mega-pensione di Raffaele Bonanni.  – confessa a Repubblica, Fausto Scandola, in Cisl dal ’68 – Ho cercato di capirne di più e il 13 aprile ho scritto una lettera al segretario Furlan“. La frase “incompatibilità morale ed etica con chi rappresentiamo”, afferma, “era per dire che noi non possiamo chiedere soldi a chi guadagna diecimila euro all’anno e finanziare stipendi da 300mila”. “Il primo maggio – racconta -, visto che non ricevevo risposta dal segretario generale, ho mandato copia della lettera a una parte dei membri dell’esecutivo. Nella lettera si facevano gli esempi di dirigenti che arrivavano a cifre enormi”. “Da quando ho cominciato a interessarmi di questa faccenda – racconta – hanno iniziato ad arrivare a casa mia segnalazioni anonime di persone che mandavano, scandalizzate, informazioni di questo tipo. Poi ci sono dei modi più semplici: molti sindacalisti sono al Cnel e lì devono rendere pubblici i redditi”.

Nella Cisl fioccano provvedimenti disciplinari per chi dissente

Poi “l’intera segreteria nazionale mi ha deferito ai probiviri del Veneto per aver tenuto un comportamento indegno. Mi hanno punito con un richiamo. Allora Furlan e l’intera segreteria hanno fatto ricorso ai probiviri nazionali ottenendo di trasformare il richiamo scritto in espulsione”. Ora Scandola sta contattando un avvocato per opporsi in tribunale all’espulsione. “Ma non è importante quel che accadrà a me – dice – Piuttosto vorrei sapere quel che accadrà a chi ha intascato in tutti questi anni i soldi dei lavoratori”. “Il regolamento di oggi è uguale a quello del 2008 e quei cumuli di pensioni, stipendi e indennità non erano consentiti in quella misura già da allora”. “Non c’è una questione morale in Cisl: siamo di fronte a comportamenti anomali e circoscritti che vanno chiariti e, ove irregolari, perseguiti. Per questo utilizziamo le ispezioni”, sostiene invece il leader Fim, Marco Bentivogli. “Proprio perché, eventualmente, si tratta di casi circoscritti – spiega – non accetto che mettano in cattiva luce un’organizzazione fatta di operatori e attivisti, che dedicano all’impegno sindacale, ovunque svolto, una parte così importante della loro vita”.